Il giorno che capimmo

By Redazione

maggio 18, 2011 politica

Il 18 maggio di ventitre anni fa moriva Enzo Tortora. Fu allora che la storia d’Italia, politica e istituzionale, si capovolse. Quello che non era riuscito negli anni Settanta alle Brigate Rosse col sangue e col terrore, colpire il cuore dello Stato disarmandone le strutture, riuscì un decennio dopo a un insieme eterogeneo di magistrati, camorristi e giornalisti, sconnettendone le giunture. Fu allora che l’intreccio fra interessi di carriera giudiziaria, di status carcerario, di vendite editoriali, di pubblicità personale, invase la scena pubblica. Fu allora che comprendemmo l’articolo che Leonardo Sciascia avrebbe scritto sui professionisti dell’antimafia, e che si illuminarono i retroscena del futuro processo Andreotti, e i retrobottega della Commissione Antimafia di Violante. Fu allora che capimmo perché per l’omicidio di Marta Russo sarebbero stati condannati Scattone e Ferraro, e come una teste d’accusa potesse descrivere il riaffiorare “dall’ano del cervello”, grazie all’aiuto del Pm, del ricordo smarrito che li incastrasse.

Fu allora che capimmo quello che sarebbe successo a Milano nel biennio 1992-93 e nel ventennio 1994-…, quando all’impianto mediatico-giudiziario ormai collaudato nel ferro della calunnia e nel fuoco dell’indignazione si fosse saldata la politica. E che capimmo il perché degli avvisi di garanzia a mitraglia che avrebbero portato alla caduta prima dei governi e poi dei partiti della Prima Repubblica. Fu allora che capimmo le Ariosto e i Ciancimino, gli Ingroia e i Travaglio. Certo, a quel processo, a quel giornalismo, a quella Procura, gli italiani avrebbero reagito col referendum radicale sulla responsabilità dei magistrati. Ma un Parlamento intimorito ne avrebbe fatto carta straccia. E certo, Enzo Tortora sarebbe stato assolto, con formula piena dalle ignobili accuse. Ma con nel corpo la condanna a morte. All’Italia Tortora ha lasciato l’eredità di uno straordinario esempio di coraggio intelligenza e umanità, qualità che, di fronte alla catastrofe che lo aveva colpito, emersero in tutta la loro grandezza, facendogli vivere il suo incomparabile tormento non come un evento eccezionale ma come una storia di violenza e ingiustizia comune. Così capimmo.

(da Giustizia Giusta)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *