Il piemme disgiunto

By Redazione

maggio 17, 2011 politica

De Magistris 27,5/16,7. Lettieri 38,5/43,1. Morcone 19,1/22,6. Pasquino 9,7/11,4.

Avvertenza per i lettori: tenete a mente i dati di cui sopra, e abbiate la pazienza di seguirci in un breve ragionamento.

“Uno la cui forza si basa su un robusto consenso personale, su un fascino magnetico che fa leva sul sentimento di ripulsa nei confronti dei politici politicanti”. Definizione in calce al lemma De Magistris, per come l’abbiamo dipinto nel corso di una (per lui) pimpante campagna elettorale.

Come da previsioni, il piemme che ha affascinato mezza Italia politica per le sue inchieste, e mezza Italia femminile per i suoi riccioli, si è sbarazzato dell’esile competizione del Partito Democratico, impegnato anch’esso ad inseguire il ballottaggio. Pd che, dopo aver toppato clamorosamente le primarie, ha scelto il prefetto Morcone un po’ perché ci credeva, ma anche un po’ come ripiego, per non rischiare di bruciare la carriera di nessun colonnello partenopeo.

Il dato di Napoli è dunque un’anomalia in un contesto nazionale nel quale, lo abbiamo scritto ieri a botta calda, tende ad affermarsi la lettura di un centrosinistra vincente quando si propone con la formula Pd-Idv-Sel + primarie di coalizione. Se questa formula reggerebbe alla prova di elezioni nazionali, è un’altra storia. Fatto sta che a Napoli il copione è stato comunque radicalmente diverso.

La candidatura De Magistris si proponeva di raccogliere il consenso di chi, sia a destra che a sinistra, era stufo delle ammuine dei partiti, sempre pronti a rinfacciarsi responsabilità di sorta, poco disposti ad affaticarsi quel tanto che basterebbe per iniziare a indirizzare per il verso giusto una situazione cittadina impregnata del tanfo dell’immondizia e dell’esasperazione dei napoletani.

E ci è riuscita ben al di là delle rosee previsioni. Variabile impazzita nelle prime proiezioni del voto (sulla frastagliata leggerezza della comunicazione dei dati elettorali di lunedì si potrebbe aprire un capitolo a parte) che lo vedevano oscillare tra il 16 e il 35 per cento, De Magistris si è man mano attestato intorno a quel 25 per cento che era grosso modo il tempo ottenuto anche nelle corse clandestine, e che aveva fatto fiutare da tempo in casa Idv l’aria del ballottaggio. Non è corretto però parlare di “casa”, visto che l’ex pm si è da tempo costruito una depandance nell’orticello del proprio partito. La stessa corsa napoletana era partita con un Di Pietro furibondo per essere stato scavalcato da una decisione non sua, e che oggi gongola felice, prima di ritrovarsi, domani, con una bella gatta da pelare nel proprio giardino.

Anche perché il candidato dipietrista è riuscito veramente nella strategia antipoliticista, coniugando abilmente il suo tecnicismo competente da ex magistrato con il rifiuto di connotarsi all’interno di uno schema partitico. Opzione, quest’ultima, che è stata affermata con forza, riuscendo ad intercettare il voto di migliaia di cittadini napoletani.

E qui torniamo ai numeri che proponevamo in apertura. Se sommate i voti di lista presi da tutti gli altri candidati nel loro complesso e li raffrontate ai voti attribuiti ai candidati sindaco a loro collegati, troverete uno scarto di circa dieci punti percentuali. Quattro solo nella compagine di centrodestra (e forse la cantilena della serie “Lettieri è uno che non piace alla base” non era solo una cantilena). Il che vuol dire che il 10% dei cittadini che pur hanno espresso, forse con inerzia, un’appartenenza, non hanno ritenuto di spingersi fino al dare credito alla proposta di leadership offerta dai partiti di riferimento.

Un 10% che, tenuto conto di flussi di voto ad alto tasso di ingarbugliamento, ha preferito votare quello che con i partiti dice di volerci entrare poco, che propone di resettare tutto quel che c’è stato e ripartire da zero. De Magistris stacca in modo impressionante la coalizione che lo ha sostenuto. 27 per cento contro uno striminzito 16, raccolto da un’Idv che ha goduto dell’effetto traino del proprio candidato e da una somma di zerovirgola racimolati da Rifondazione e dalle due liste civiche che lo sostenevano.

Un dato che suggerisce, oltre che quella delle problematiche delle alleanza sponda Pd e del poco appeal pidiellino all’ombra del Vesuvio, di utilizzare, per una decodifica puntuale del voto partenopeo, anche la lente del fenomeno dell’antipolitica. De Magistris a Napoli e i grillini a Bologna potrebbero avere più punti di contatto di quanto non appare a prima vista.

Cosa voglia dire in termini di tendenza di medio periodo, ancora non è chiaro. Dopotutto, alla nascita, erano “antipolitica” sia la Lega Nord che La Rete di Orlando. Due romanzi che hanno avuto una foliazione sensibilmente diversa.

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