DSK resta dentro

By Redazione

maggio 16, 2011 Esteri

I graffi sul torace hanno convinto in meno di otto minuti il giudice newyorkese Melissa Jackson a non concedere la libertà su cauzione, neanche per due milioni di dollari e con il braccialetto elettronico, a Dominique Strauss Khan. Inoltre tra Francia e Usa non esiste un trattato di estradizione e pesa non poco il precedente di Roman Polansky. Ergo “Dsk” resta in carcere e sarà fortunato se potrà patteggiare una pena, previo risarcimento della vittima (giudicata “affidabile” , nonchè madre di una figlia di 15 anni) e riconoscimento della propria responsabilità, di meno di dieci anni di carcere. Dopo una giornata di “excusatio non petitae”, da parte dei politici europei, di alibi improbabili e di orari spostati dal Nypd, di revival di vecchie accuse, di dichiarazioni di innocenza cui tutti vorrebbero credere e di voci di complotti, ma non tanto “made in Sarkozy” quanto “made in casa socialista”, si chiude così la carriera e la prima parte della vita del ricchissimo ex direttore del Fmi.

Perché Strauss Khan, dopo la storia di sabato a mezzogiorno all’Hotel Sofitel a New York, se c’è una cosa da cui è automaticamente già fuori, oltre che dall’Fmi che da ieri si apprestava a organizzare la successione e a far sapere che la sua stanza d’albergo veniva pagata solo 525 dollari a notte e non 3 mila, è la candidatura per le primarie presidenziali francesi che andava sciolta entro metà giugno. E non sono pochi i nemici dentro casa che il nostro eroe, le cui disavventure sessuali, al confronto delle quali le escort del Cav e i festini di Arcore sono roba da niente, anche perché, è vox populi,” in fondo le donne meglio pagarle e profumatamente che tentare di stuprarle”, si è fatto. Tanto che le sue disavventure, il suo catalogo di madamine piu’ o meno consenzienti da novello don Giovanni, vengono tutte da media di sinistra. Come il sito Agoravox.fr piuttosto che Liberation. E ieri a tal proposito proprio su “libè” è apparso un articolo sarcastico, in cui si dava conto delle opinioni sballate dell’uomo della strada di sinistra che accusa Sarkozy o la Cia “come per Assange”.

Per quel che riguarda la Fmi siamo ormai ai bookmakers che già davano per favorito al momento – come rende noto Agipronews – Shri S.Sridhar, attuale presidente e managing director della Central Bank of India, dato dai quotisti a 3,50. Subito dietro Sridhar si piazza Arminio Fraga (ex manapresidente della Central Bank of Brazil) che pagherebbe 5,00. A 6,00 l’incarico affidato all’ex Governatore della Banca del Messico, Guillermo Ortiz, mentre a 9,00 si trova un’altra candidatura indiana: quella di Montek Singh Ahluwalia che condivide la quota con il coreano Il Sakong. Si sale fino a 15,00 per Gordon Brown, mentre Mario Draghi – ormai vicinissimo alla presidenza della Banca Centrale Europea – pagherebbe 40 volte la scommessa.

Intanto il New York Police Department avrebbe due assi nella manica: uno l’orario che non è più le 13 ma un’ora prima, e quindi l’alibi del pranzo con la figlia per Dsk vacillerebbe, e poi, pare, alcune registrazioni telefoniche subito effettuate (lì non bisogna chiedere al magistrato ma solo una telefonata al procuratote distrettuale basta e avanza) secondo le quali l’uomo prima di tentare di imbarcarsi avrebbe chiamato la moglie dicendole un po’ enigmaticamente “mi sono ficcato in un guaio grosso”.

Voci, solo voci, che saranno però nero su bianco entro poche ore quando Dsk si dichiarerà “non colpevole” davanti alla corte distretuale di Mahnattan e quando l’accusa metterà le carte in tavola. E lì un errore giudiziario del genere si paga con la carriera: da parte del procuratore distrettuale, del suo staff, giù giù sino all’ultimo poliziotto che lo ha preso in consegna. Compreso chi ha avuto la pessima idea di fargli fare la passerella mediatica con manette.

Già ieri però le excusatio non petitae di persone come Mario Draghi, che si proclamavano “non interessati” alla poltrona di Strauss Khan, facevano pensare che una rapida soluzione per il “de cuius” la si vede dura assai. Appare più facile un eventuale passaggio al dimenticatoio attraverso un funerale mediatico di terza classe. La Merkel per esempio che doveva vedersi da sola con lui ( e le voci nei blog dicono “almeno lei era contro ogni tentazione di sex assault”) ieri si è affrettata a dichiarare perfidamente che ci sono “buone ragioni perchè la direzione generale del Fondo monetario internazionale (Fmi) rimanga a un candidato dell’Unione europea”. Non francese, si badi bene, ma della Ue.

“È importante non lanciare accuse, ha detto la Merkel riferendosi a Strauss-Kahn, sospettato di violenza sessuale e in carcere da sabato a New York… c’è un procedimento in corso… aspettiamo la fine dell’inchiesta”. Tutta musica per le orecchie del Cavaliere che vede oggi come in una dura lex del contrappasso i propri detrattori all’estero contorcersi nelle stesse dichiarazioni di presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio anche in paesi come l’America che ne hanno solo due.

A chi gli chiedeva di dimettersi per le voci dei festini con le minorenni da domani Berlusconi potrà dire “come mai la Francia ha messo a quel posto un uomo così”. “La cui fragilità sessuale”, per usare le eleganti parole di Marine Le Pen a “Repubblica”, “era un segreto di Pulcinella”. E così, come capita regolarmente quando è un potente a cadere, adesso si moltipliceno le voci di accusa. Non solo la giornalista Tristane Banon, che nel 2007 ha raccontato in tv una tentata violenza forse subita da parte di Dsk nel 2002 e che adesso finalmente avrebbe trovato il coraggio di denunciarlo, ma ha avuto il proprio quarto d’ora di celebrità anche una cameriera d’albergo in Messico, convinta dalle autorità locali a non dire nulla “perchè il Messico deve all’Fmi più soldi che dieci Grecie messe insieme”. Insomma il “parce sepulti” non esiste, ma il “vae victis” in compenso è grosso come una casa.

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