Analisi di una Caporetto

By Redazione

maggio 16, 2011 politica

Il centrodestra deve prepararsi a perdere Milano e seriamente preoccuparsi di mancare la conquista di Napoli. A sfiorare la vittoria al primo turno è Pisapia, non la Moratti, che ora deve colmare un distacco di oltre 6 punti percentuali. Considerando l’effetto galvanizzante del primo turno sugli elettori di centrosinistra e depressivo su quelli di centrodestra, l’impresa appare disperata. Se Milano è molto probabilmente persa, Napoli è tutt’altro che presa. Con i voti di Mastella e del Terzo polo Lettieri supererebbe il 50% e con quelli del Pd De Magistris non arriverebbe al 48%. Ma la forbice è molto ristretta e in politica le somme algebriche non trovano mai conferma nelle urne: sarà più agevole per l’ex pm attrarre i voti del Pd che per Lettieri quelli centristi e anche a Napoli si farà sentire l’effetto Pisapia.

Quando si perde in questo modo ciascuno ha le sue responsabilità (Berlusconi, certo, ma soprattutto la Moratti, il Pdl e anche la Lega) e occorre ammettere che il problema è più profondo di una comunicazione sbagliata, ma in generale ad uscire sconfitta dalle urne è stata una certa versione del centrodestra che ha prevalso in questa campagna e che non resiste alla tentazione di avvalersi delle armi spuntate della sinistra dimenticando che demonizzazioni ed estremismi sottraggono credibilità e allontanano gli elettori indipendenti. In gergo calcistico si direbbe che questa volta il centrodestra è stato espulso per “fallo di reazione”.

Ma veniamo ai due errori a mio avviso capitali commessi da Berlusconi e dal Pdl: non tanto l’aver voluto “politicizzare” il voto amministrativo. C’è modo e modo, infatti, di “politicizzare” una campagna “locale”. Primo, aver puntato, come palcoscenico nazionale dell’intera campagna, non su Napoli, autentico monumento al malgoverno del centrosinistra, ma su Milano, dove evidentemente il giudizio sull’operato della Moratti da parte dei cittadini è molto negativo e dove, dunque, il candidato andava “ricostruito”. La Moratti raccoglie quasi due punti percentuali in meno della coalizione che la sostiene, mentre Pisapia e il candidato terzopolista quasi uno in più, il che rafforza l’impressione che i cittadini milanesi siano stufi del sindaco uscente almeno quanto i romani lo erano del duo Veltroni-Rutelli nel 2008 (e sappiamo tutti come andò a finire).

Secondo, alla gente, per lo meno agli elettori di centrodestra e “moderati”, non frega davvero nulla dei problemi personali e giudiziari di Berlusconi. Sarebbe ora che sia a destra che a sinistra se ne facciano una ragione. Vuol sentire parlare dei suoi problemi, delle soluzioni ai problemi della propria città, non di processi, di sexygate, di giudici e quant’altro. Punisce gli avversari del Cav. quando fanno campagna sull’antiberlusconismo, così come non si fa intenerire dal vittimismo anti-pm di Berlusconi quando questi vi ricorre. Sull’uso politico della giustizia da parte di alcuni magistrati ormai gli elettori di centrodestra e “moderati” sono ultra-vaccinati, hanno le idee molto chiare. Non si bevono l’antiberlusconismo manettaro, ma neanche sono disposti a tollerare il ricorso da parte del centrodestra all’attacco dei pm di sinistra, percepito, e sanzionato, come mossa propagandistica. Ok, i pm lo perseguitano, ma che cosa avete fatto, e cosa avete intenzione di fare, per Milano? Quando non si punta sull’operato di un sindaco, ma sulla propaganda, è netta l’impressione che il bilancio sia ben poco lusinghiero. E paradossalmente l’aggressività dei toni usati dai “moderati”, alla fine persino dalla Moratti arrivata a calunniare il suo avversario, per contrasto ha aiutato il “radicale” Pisapia nel caratterizzare all’insegna del “moderatismo” la sua immagine. La demonizzazione giustizialista dell’avversario è propaganda e come tale viene respinta, soprattutto dall’elettorato che si è dimostrato in questi anni immune da questi bassi istinti della politica. Certo che il passato (e il presente) antagonista di Pisapia poteva e doveva essere messo in evidenza, ma con altri toni e in ogni caso senza permettere che oscurasse i temi di governo della città che davvero interessano ai cittadini.

Ha inciso senz’altro anche una certa stanchezza per la litigiosità e l’immobilismo della maggioranza di governo in quest’ultimo anno (i distinguo e i bisticci non giovano né al Pdl né alla Lega), ma è prematuro parlare di bocciatura per il governo e di fine del berlusconismo. Il “tocco magico” di Berlusconi viene sopravvalutato sia dai suoi avversari che dai suoi estimatori. In realtà, sia nella buona sorte che nella cattiva non è così determinante come si crede. Ha fatto sì vincere la Polverini nel Lazio, persino in assenza della lista del Pdl, ma in un contesto in cui il governo regionale uscente era quello dello scandalo Marrazzo. Oggi non riesce a far vincere la Moratti laddove il giudizio nei suoi confronti è negativo. Insomma, i cittadini si fanno affabulare da Berlusconi, o dai suoi nemici, molto molto meno di quanto si creda. Sono molto più maturi e giudicano innanzitutto l’operato delle amministrazioni uscenti, sia a livello locale, che regionale e, quando sarà il momento, nazionale.

Il Pd può gioire perché Berlusconi per la prima volta dopo quattro elezioni ha perso, ma non dovrebbe rallegrarsi, ammesso che il progetto sia ancora quello originario di mettere in piedi un’alternativa riformista. Chi esce vincitore da queste elezioni amministrative infatti è la sinistra radicale e “manettara” che con le buone (le primarie) o le cattive (vedi Napoli) riesce a imporre i suoi candidati. Tutti lontani anni luce – culturalmente e politicamente – da quel progetto. Pisapia è un vendoliano ex Rifondazione con un passato da borghese rivoluzionario; Massimo Zedda, che costringe il centrodestra al ballottaggio a Cagliari, anch’egli vendoliano; e De Magistris un ex pm più “manettaro” di Di Pietro. Insomma, altro che centrosinistra col trattino, qui siamo alla sinistra-sinistra. Bersani può anche brindare, ma sta consegnando mani e piedi il Pd alla sinistra radicale. Elettoralmente può vincere laddove gli elettori bocciano l’operato del centrodestra, ma non credo che Vendola, Rifondazione comunista, l’Italia dei Valori e i “grillini” possano rappresentare una credibile alternativa di governo.

E’ un voto che in realtà punisce sia il Pdl che il Pd, e dunque sì, punisce questo bipolarismo, ma non può certo rallegrarsene il Terzo polo, che di fatto non supera i voti della sola Udc. E’ la sinistra estrema e l’antipolitica di Grillo, infatti, a raccogliere i dividendi dello sfascio del sistema cui anche i terzopolisti stanno contribuendo. Un risultato molto deludente, se misurato con il progetto ambizioso di dar vita ad un nuovo bi- o tripolarismo, o addirittura ad un nuovo centrodestra; può bastare se invece ci si accontenta – come ci sembra – della politica dei “due forni”.

(dal blog JimMomo)

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