Perché la Lega vuole il Cav. al Colle

By Redazione

maggio 13, 2011 politica

“Al Quirinale non ci penso, mi preoccupo di governare”. Il premier può ripetere la cantilena quanto gli pare, ma nessuno sembra prenderlo sul serio. Oltre a ipotesi e illazioni, ad oggi l’unico elemento concreto è la considerazione che se realmente il Cavaliere punta a salire al Colle, annunciarne l’ambizione a due anni dalla scadenza del mandato di Napolitano equivarrebbe a incamminarsi sulla strada di un lungo tour lastricato di sgambetti, invidie e veti incrociati.

Berlusconi sa bene che il suo è un nome tutt’altro che bipartisan: difficilmente riuscirebbe a convogliare su di sé un consenso che travalicasse la propria maggioranza. Anzi potrebbe trovare tra gli azzurri settori che non capirebbero l’opportunità di una forzatura simile per raggiungere uno scranno che, oltre ad avere ben pochi poteri oltre a quelli di moral suasion, è tradizionalmente appannaggio di padri nobili dal profilo ben più conciliante di “riserve della Repubblica”.

Ad oggi, dunque, l’unica cosa che può razionalmente fare il Cav – finché l’istinto non gli instillerà l’irresistibile voglia di uno dei suoi ormai tradizionali colpi di testa – è dire che al Quirinale non ci pensa, nemmeno quando gli capita di passeggiargli davanti in qualche languida sera di primavera. Il che trasforma quel “non ci penso nemmeno” nell’unica opzione a disposizione e, dunque, in un proposito obbligato che potrebbe essere lontano un bel po’ dai reali pensieri che frullano nella testa dei colonnelli del premier, e da quelli di Berlusconi stesso.

Sono troppe le variabili in campo per poter cercare di offrire una chiave di lettura plausibile di quel che potrà accadere da oggi ai prossimi ventiquattro mesi.
Sottotraccia, però, emerge un elemento che travalica i desiderata azzurri, e che, nel medio periodo, potrebbe spingere per una soluzione piuttosto che per l’altra.
Questo elemento ha un nome, Lega, e un cognome, Bossi. Sono diversi i segnali che il Carroccio sta lanciando in questi ultimi due mesi, sempre tra le righe e privi di riscontro da parte degli alti vertici di partito. Segnali che vanno nella direzione di Palazzo Chigi, guardando in particolar modo al prossimo inquilino. Il quale, perché no, potrebbe finalmente indossare la casacca verde.

Sono ormai troppi gli autorevoli retroscena della grande stampa quotidiana che accreditano insistentemente questa voce per non tenerne conto. Tanto più che alcuni esponenti di secondo piano del partito hanno avuto il via libera e stanno iniziando anche in pubblico a scoprire le proprie carte. Un modo come un altro per sondare l’umore dell’alleato e la percorribilità di una strada oggi in salita.

Una spianata la potrebbe dare l’ascesa di Berlusconi al Colle. Se il Cavaliere dovesse lasciare la prossima candidatura alla premiership per godere di una serafica pensione in quel di Arcore, sarebbe assai complicato giustificare ai tanti potentati che si accapigliano all’interno del Pdl (e ai vari delfini che li guidano) lo scippo di un posto al sole che aspettano ormai da vent’anni. Ma il Carroccio è pronto a passare all’incasso nel caso il cui il premier dovesse chiedere ai lumbàrd un deciso appoggio in direzione della venerabile poltrona di Presidente della Repubblica. Avendo in casa un maestro nel far fruttare i capitali politici che investe che si chiama Umberto Bossi. Tanto più che la Lega ha da spendere l’apprezzato nome di Bobo Maroni, che incarna quella “Lega di governo” e non di lotta che piaciucchia e non poco anche ad alcuni settori dell’opposizione.

Non sarebbe un’operazione affatto semplice, ma se Berlusconi puntasse veramente al Quirinale il ministro dell’Interno vedrebbe sicuramente aumentare sensibilmente la percentuale di possibilità di trasferirsi dietro la più prestigiosa scrivania di Palazzo Chigi. Nessun commento dallo stato maggiore leghista, che continua a ribadire che “Berlusconi è il nostro premier”. “Ma – è il ragionamento di una camicia verde che conosce i corridoi romani – se ce l’ha fatta il comunista D’Alema, non ci sarebbe nulla di scandaloso nel far salire là uno dei nostri”.

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