Bologna la pazza

By Redazione

maggio 12, 2011 politica

Tra le battaglie elettorali combattute nella Penisola, quella di Bologna brilla per varietà (o vacuità) dei contenuti. Nonostante il “Cinzia Gate” che ha fatto saltare il sindaco Pd Delbono dopo soli sette mesi di amministrazione, la cronaca elettorale delle ultime settimane ha regalato decine di storie da gustare sotto i portici del capoluogo emiliano-romagnolo. Solo qui si sentono ritornelli come “la lista Grillo aiuta la destra”, oppure l’incauto augurio “al Bologna di tornare in serie A”, o ancora la storia di Stefano Guida, candidato leghista al consiglio comunale, nonché ex attore in un film hard e gay dichiarato. Un crocevia di curricula e curiosità che sulla bacheca di Palazzo D’Accursio ha registrato dieci candidati sindaco e ben 19 liste per una competizione che più ricca non si può.

Ingoiato il vortice di inchieste e soldi pubblici che inchiodarono Delbono e con lui l’immagine del Partito Democratico bolognese, l’uomo forte di questa tornata elettorale si chiama Virginio Merola, candidato Pd ed espressione del territorio dove è stato Assessore all’Urbanistica e Presidente del consiglio provinciale. Sempre e comunque nel circondario: anche quando non faceva politica, si è comunque tenuto vicino casa, come nel periodo in cui ha lavorato al casello di San Lazzaro per la società Autostrade. Una volta sbancate le primarie bolognesi, il buon Merola si è messo in marcia per la città raccogliendo consensi, richieste e molte lamentele.

“Bel sindaco che ci avete dato prima”, è il ritornello bofonchiante ripetuto più volte nel cuore del centro storico. Lui va avanti, batte negozi e strade, propone una città più vivibile, anche di notte, il wi-fi e l’aria pulita, rispolverando pure il delicato progetto della metropolitana. Incorniciata la lettera di “raccomandazione” di Romano Prodi, Merola è incappato in qualche (futile) polemica di troppo. Ai tifosi rossoblù, per dirne una, ha incautamente augurato l’imminente ritorno del Bologna in serie A (nonostante ci sia già), per poi replicare in radio dove gli hanno chiesto quanti scudetti avesse vinto il club e lui, ingenuamente, ha risposto “uno”. Vaglielo a spiegare che, nonostante la bassa classifica di oggi, i titoli sono sette e tutti gloriosissimi.

“E’ meglio sapere tutto di urbanistica e bilancio”, glissa il suo braccio destro Maurizio Cevenini. Anche se, in tempo di battaglie elettorali, fanno notizia le frivolezze dal sapore gossipparo. Come qualche spinello che Merola ha ammesso di aver fumato in gioventù. Altro assist agli avversari che, tra test anti-droga e moralismi, hanno cavalcato l’onda della confessione, condita dall’ammonimento del candidato terzopolista Aldrovandi. “Il 100% delle persone che sono state aiutate dalla comunità di San Patrignano ha cominciato con gli spinelli”. Fermi tutti, si torna seri. Nelle ultime ore la pole position incontrastata di Merola ha incontrato il sorprendente recupero del consigliere regionale Manes Bernardini, leghista di ferro e candidato sindaco per il centrodestra.

Avvocato civilista di 38 anni, l’ex deputato del Parlamento del Nord ha ricevuto l’investitura di Berlusconi e ora propone la sua ricetta per “Bologna sicura”, accompagnata dalla sinergia con l’Università Alma Mater che, tra parentesi, è la più antica del mondo. Il Manes miete consensi col passare dei giorni ma ha pure seminato i mal di pancia di tanti ex forzisti e aennini che potrebbero convolare a nozze col candidato del Terzo Polo Stefano Aldrovandi. Dall’altra parte della barricata c’è pure Massimo Bugani, portavoce e candidato per il Movimento 5 stelle a cui Bernardini ha strizzato l’occhio in maniera evidente. “Fa politica con il cuore, è giusto che sia premiato dagli elettori”, ha detto il leghista ottenendo di tutta risposta il secco “no, grazie” del grillino. Segno che, pure qui, il ballottaggio potrebbe riservare sorprese, in linea con una campagna elettorale da calcio champagne.

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