La guerra a Milano…

By Redazione

maggio 11, 2011 politica

Skytg24 ha intercettato la voglia di mezza Italia di far salire sul ring i principali candidati sindaco, e di metterli alla prova in uno di quei faccia a faccia che sono ormai routine oltreoceano, e dalle nostre parti sono intrappolati nei bizantinismi di norme e cavilli che li rendono commestibili al massimo per quella generazione che rimpiange le vecchie paludate tribune politiche.

Nell’era della junk-communication, in cui tutto viene cotto e mangiato all’istante e non c’è possibilità di rettificare l’immagine che ti inchioda con un dito nel naso o la battuta infelice – a meno che non ti chiami Silvio Berlusconi – il face-to-face è così un’occasione per chi si sente forte o ha uno spirito temerario, ma si tramuta in spauracchio per quelli che fiutano l’odore del trappolone, magari contenti a sufficienza di come sta andando la propria campagna elettorale (vedi alla voce Napoli).

Di Pisapia abbiamo già parlato. Un signore antico, un indipendente di sinistra alla stregua degli intellettuali che arruolava il Pci nei suoi anni migliori piuttosto che un agitato movimentista alla stregua dei Caruso e dei Luxuria ai quali ci ha abituato negli ultimi anni l’ascetico Bertinotti, il primo, probabilmente, a non essere convinto che il solido fascino del Palazzo avrebbe rimasticato e digerito animi così ribelli.

Con il piglio di un intellettuale che sa quali sono le cose che contano veramente, più che con quello del politico incline ad intercettare il consenso delle folle, il buon Pisapia si è apprestato a varcare la soglia degli studi di Sky e ad affrontare il campione dei berlusconiani, l’algida donna Letizia, in singolar tenzone.

Un dibattito la cui eco mediatica è stata monopolizzata da una coda polemica al sapor di querela). Ma, a spulciare tra le righe, nello staff del candidato del centrosinistra c’è altro oltre l’eccitazione per la martellata che si è autoinflitta il sindaco uscente.

Complice il poco appeal mediatico dell’avversario e dal suo scivolone di cattivo gusto sui passati giudiziari del competitor, l’avvocato dal ciuffo bianco che tanto piace alle signore della Milano da bere si è man mano calato nella parte del leader la cui coerenza logica e il cui retroterra culturale poteva mettere alle corde un avversario apparentemente fiacco nella sua riuscita televisiva.

Inciampando però su un’osservazione impregnata tanto di pragmatismo contingentale quanto di visione strategica propria di una certa parte politica: “La moschea a Milano serve in vista dell’Expo, è importante avere un luogo per esercitare un diritto sancito dalla Costituzione”. Che è pure un’osservazione condivisibile, supportata da una visione complessiva di una città che si vorrebbe indirizzare verso altre strade rispetto a quelle che finora ha percorso.

Ma che, decontestualizzata nella foga di un duello che sembrava avere in pugno, potrebbe essere un imperdonabile assist offerto all’avversario, sempre che non venga soffocata dal clamore del turbolento finale e della scivolata para-giudiziaria (non si sa quanto premeditata, della Moratti).

Lo staff del Pisapia si è rifiutato di commentare l’uscita del proprio capofila, spiazzato da un tema che sarebbe stato meglio utilizzare per caratterizzare la nuova amministrazione dal giorno successivo dall’insediamento.

Ma si tratta di andare a battere le strade voto a voto, citofono per citofono, in una città tradizionalmente in mano ad amministrazioni che hanno costruito il proprio consenso su una precisa regolamentazione degli spazi concessi ad un’esibizione del culto islamico che spesso ha infastidito i cittadini comuni. E che è attraversata, forse meno di altre ma ugualmente in modo significativo, dal rinascimento leghista, tale da farsi assicurare l’ambito posto di vicesindaco qualora la coalizione con gli azzurri vincesse. Non è un caso che, sullo stesso punto, la Moratti si sia limitata a offrire l’immagine di una città pronta ad accogliere ma “nel rispetto della legalità”

Tifare apertamente per la costruzione di quella che dovrebbe essere la seconda moschea più grande d’Italia dopo quella della capitale potrebbe far pendere dalla parte sbagliata quegli spiccioli percentuali che, a dar retta alle voci che arrivano dagli ippodromi dei Navigli, potrebbero essere sufficienti alla Moratti per evitare il secondo turno che, oltre ad essere un’incognita, sarebbe già una mezza sconfitta.

Il Pdl milanese, spaventato inizialmente da sondaggi antipatizzanti e da candidati poco gestibili, gongola: “Ecco, volete eleggere quello che farà costruire il minareto sopra il vostro terrazzo?” è il messaggio che i peones di donna Letizia stanno facendo girare a tamburo battente già a partire da martedì sera. Dal Pd nessuno smentisce Pisapia. Sarebbe un autogol imperdonabile. Soprattutto in un frangente nel quale risuona con molto più fragore l’infelice uscita della Moratti, che ha sostanzialmente dato del “ladro di auto” al proprio avversario, tralasciando il fatto che in appello l’avversario fu assolto con formula piena.

Ma che non si trovi nessuno disposto a rilanciare o a confermare la linea di Pisapia (già annunciata il 27 aprile scorso), è un segnale di come in casa democratica la percezione che all’ombra di un minareto si possa arrestare la corsa verso il ballottaggio si stia rapidamente diffondendo. A meno che le voci che arrivano dalle ultime corse clandestine…

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