Da icona a professionista

By Redazione

maggio 11, 2011 politica

C’è solo una persona, in Italia, che non prende mai sul serio Massimo Ciancimino, ironizzando su di lui quasi ogni mattina durante la rassegna “Stampa e regime”: l’ex direttore di Radio Radicale, Massimo Bordin. Quasi tutti gli altri, a  cominciare dai magistrati che pure lo hanno di nuovo fatto arrestare, lo trattano da “oracolo”. Talvolta “deviato”, ma sempre oracolo rimane. Le sue ultime due trovate, negli interrogatori di garanzia seguiti all¹arresto, sono state quelle di accreditare una sua nuova rilevante collaborazione alle inchieste su mafia e politica e sulla famosa trattativa tra lo stato e Cosa Nostra ai tempi delle stragi di mafia del 1992 e del 1993.

Prima Ciancimino junior ha fatto ritrovare una scatola piena di lettere e documenti del padre, che nascondeva in casa propria da dieci anni, poi ha fatto il nome del suggeritore della calunnia di cui lui stesso è accusato contro l’attuale capo del Dis, ed ex capo della polizia, Gianni de Gennaro. E chi sarebbe questo suggeritore? “Il signor Franco”, come riportavano ieri mattina, senza sprezzo del ridicolo, alcuni quotidiani. Poi, sempre ieri, Massimo Ciancimino è tornato in aula a Palermo, da detenuto, per deporre nel processo al generale Mario Mori, che è l’uomo che ha avuto l’enorme colpa di fare prendere dopo 40 anni di latitanza il presunto capo dei capi dei corleonesi, Totò Riina.

Ma che ha detto in aula Cianciminino, meglio noto con il nomignolo di “papello”? Ha tentato di spiegare le proprie  false dichiarazioni sull’appunto del padre e su quel nome di De Gennaro aggiunto non si sa bene da chi. Ecco le sue parole: “…in verità non ho un ricordo preciso del fatto che mio padre scrisse il nome di De Gennaro, quando ‘mister x’ mi diede la fotocopia però mi convinsi che doveva essere così. Del resto mio padre mi aveva detto che il signor Franco era collegato a De Gennaro. In verità comunque non ricordo che mio padre lo scrisse”. Alzi la mano chi ci ha capito qualcosa.  E ne alzi due chi ritiene questo signore un testimone attendibile. Eppure ad “Anno Zero” e in alcune stanze della procura di Palermo, “papello” viene considerato ancora un’icona dell’antimafia. Il che potrebbe essere anche vero, a patto che si parli di quella dei “professionisti” di sciasciana memoria.

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