Una bionda a rischio

By Redazione

maggio 10, 2011 politica

Era il lontano 12 febbraio 1924 quando Antonio Gramsci fondava L’Unità, organo ufficiale dell’allora Partito Comunista Italiano. Era il 28 maggio 2008 quando Walter Veltroni, all’epoca segretario del Pd, chiosava: “In un mondo di giornali che fanno prediche femministe ma hanno ai vertici pochissime donne, mi piacerebbe proseguire la rivoluzione portando una donna alla direzione dell’Unità”. Detto, fatto. Tre mesi dopo Concita De Gregorio avrebbe fatto capolino nella redazione di via Francesco Benaglia, a Roma. Gennaio 2011, i dati di Ads registrano un netto calo per il quotidiano ex Pci: solo 43.900 copie diffuse e un meno 17,3% rispetto allo stesso mese del 2010. Senza contare i lettori persi con l’avvento del Fatto Quotidiano diretto da quell’Antonio Padellaro che di Concita fu il predecessore.

Numeri e coincidenze che hanno fatto suonare qualche campanello d’allarme. Basterà un segno meno alle vendite a giustificare il cambio del direttore? No, se, nel caso dell’Unità, parliamo di un giornale legato al partito, circostanza che tira in ballo una linea editoriale in continua via di verifica da parte dell’establishment democratico. Nelle ultime ore però, siti internet e qualche cartaceo (Il Giornale su tutti) giurano che la sedia della biondissima Concita starebbe traballando sempre più. Eppure lei, donna in carriera e madre di quattro figli, aveva dato una bella svecchiata al giornale, riducendone il formato e affidandosi alla graffiante campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani. “Mini, indipendente, generosa”, una ragazza di spalle con minigonna e copia dell’Unità infilata nella tasca posteriore: emblema del nuovo corso femminile firmato De Gregorio.

E allora, che succede? Il calo di vendite degli ultimi anni, unito ad una linea non esattamente gradita a Pier Luigi Bersani, potrebbe presto far registrare il cambio della guardia ai vertici del quotidiano che, nella sua storia, ha conosciuto trenta direttori e svariate rivoluzioni. Ospite fisso dei salotti tv, recentemente apparsa in grande spolvero al festival del giornalismo di Perugia,  Concita deve fare i conti con un avvicendamento che, secondo diverse fonti, ha già nome e cognome. Claudio Sardo, per dirne uno, cronista in forza al Messaggero e autore di un libro-intervista a Bersani.

Accerchiata dalle voci di addio (Dagospia si unisce al coro), l’ex firma di Repubblica tira dritto e cura il suo blog, seppur con quel fastidioso ronzio de Il Giornale che non ha mai mostrato particolare simpatia nei suoi riguardi. In settimana lo stesso foglio berlusconiano le ha dedicato un titolo al vetriolo (“Concita fa la maestrina ma ha 176 milioni di debiti“) beccandosi la risposta dell’editore, Nuova Iniziativa Editoriale di Renato Soru, che ha fatto quadrato intorno alla direttora smentendo “la bufala” di Sallusti & company. Ora resta un dilemma: i necrologi di questi giorni le allungheranno la vita?

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