Zedda cerca l’effetto-Vendola

By Redazione

maggio 9, 2011 politica

Il Pdl, che allora non era tale, aveva tolto lo spumante dal frigo, scartato i vassoi di tartine e appeso i festoni ai muri. Ma quando i primi risultati iniziarono ad arrivare dai seggi, l’urlo dei festandi assunse gli accenti della disperazione. Vedevano sfumare una vittoria che lo stato maggiore degli azzurri si era messo in tasca quando si conobbe l’esito delle primarie di coalizione del centrosinistra.

Era il 2005, e un giovanotto con l’orecchino e la zeppola spezzò i sogni del rampante Boccia, che già parlava da governatore. Fitto, presidente uscente dall’alto gradimento, pensò che il suo faccino pulito avrebbe avuto la strada spianata in una competizione contro un omosessuale radicalmente sinistrorso. Detto fatto, è più di un lustro che Vendola amministra con alti e bassi la terra dei trulli, costruendosi negli anni un profilo da leader nazionale.

Perché questo amarcord di cose già viste e vissute? Non si sa mai che non possano ripetersi. Merito (o colpa, a seconda dei gusti) di un altro giovanotto di bell’aspetto. E se il criterio estetico fosse dirimente, avrebbe, Vendola ci perdoni, molte più possibilità del governatore pugliese, se è vero, come dicono le sue ammiratrici, che assomiglia a Tom Cruise. Ma se lo supera in avvenenza, nell’organigramma del partito è ancora qualche gradino più in basso.

Massimo Zedda, una lunga militanza nei Ds fino al rifiuto del Pd veltroniano e all’approdo in SEL, di Vendola oggi è un fedelissimo. Ma chissà che un domani non si voglia ritagliare anche lui un posto da primo attore nella galassia della sinistra che tenta di riconquistare un posticino al sole. Per oggi si limita a fare di mestiere il candidato sindaco di Cagliari, altro impiego precario come quelli che esibisce nel curriculum tipico di un trentacinquenne innamorato della politica, che ha poco tempo da perdere nelle cose futili come mettere in fila i pranzi con le cene.

Anomale sono state le primarie che lo hanno incoronato. Ha sbaragliato Antonello Cabras, l’uomo forte del Pd sardo, sintesi efficacissima tra le varie anime democratiche, che riuscì ad ottenere perfino l’appoggio di uno (all’epoca) stizzito Soru. Ha prevalso in una partita che gli uomini di Bersani pensavano a tal punto di aver vinto che non si degnarono neppure di scendere in campo. Il giorno del voto Cabras era negli Stati Uniti, la macchina del partito a godersi una giornata fuori porta, e i 5700 sparuti elettori che si recarono a scegliere il proprio candidato sindaco portavano tutti al collo la bandiera arcobaleno.

Se sarà vera gloria, solo le urne, quelle vere, potranno dirlo. La sua area di riferimento nel 2006 ottenne un risultato intorno al 7%, un piccolo miracolo se rapportato al 29,5% che mise insieme il candidato del centrosinistra che appoggiavano, Gian Mario Selis. Numeri che crollarono solo due anni più tardi, quando Cagliari non si distinse nel disastro nazionale de La Sinistra L’Arcobaleno, racimolando un modesto 3,3%.

Servirà l’appoggio convinto e battagliero del Pd per vincere una sfida che sembra impossibile (quella di Vendola non lo era?), ma il suo capofila sembra ancora troppo scottato dalla bruciante sconfitta incassata per poter pensare di sostenere il rivale.

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