Miliband l’ondivago

By Redazione

maggio 9, 2011 Esteri

Il problema di Ed Miliband, dopo le elezioni locali e il referendum, è stato descritto da Jason Cowley, direttore del prestigioso settimanale progressista New Statesman, nell’ editoriale del numero in edicola. Titolo, che non necessita di traduzione: “Ed Miliband has a departure point and a destination, but no route map”. Principia Cowley: «C’è una certa doppiezza in gioco nel carattere di Ed Miliband, una tensione fra l’idealismo dell’uomo che ha funzionato nel fare propria la leadership del Labour e il realismo di uno che ora ha la responsabilità di guidare il partito. Miliband non è esattamente scisso in due, come il tormentato impiegato Jakov Petrovich Goljadkin del Sosia di Dostoevskij […] ma è combattuto tra quello che vorrebbe fare come leader del Labour e quanto il conservatorismo che la sua più ampia cultura politica gli permetterà di fare».

L’articolo procede per lo più benevolo, ma centra la criticità vera dell’esperienza di questa giovane leadership. I sondaggi, si sa, danno il Labour avanti i Tories dallo scorso ottobre. Come d’altronde succede in tutti i paesi normali, dove chi sta all’opposizione è quasi sempre avanti nelle proiezioni di voto. Ancor più si spiega in UK il vantaggio del Labour nei sondaggi, visto che da mesi il l’esecutivo Cameron ha operato una serie di tagli tanto drastici, che quelli lineari di Tremonti fanno semplicemente ridere. Eppure, al primo voto utile, Miliband pur vincendo le amministrative (ma a danno dei Lib-Dem e non dei Tories), prende gli schiaffi in Scozia e un pugno nello stomaco al referendum elettorale. Miliband sopravanza 40% a 36% Cameron nei sondaggi, ma  al referendum Cameron lo batte 68% a 32%.

In questa contraddizione è rappresentato adeguatamente il tormento della leadership di Red Ed. Il leader laburista ha probabilmente intuito che solo una correzione della linea politica in direzione più centrista potrebbe rendere il suo Labour realmente competitivo coi Tories, ma non riesce ad imporsi sulla constituency interna al partito che gli ha consentito di conquistarne la leadership. Il suo è un limite di impotenza, non già di comprensione politica. Miliband è bloccato. Come scrive Cowley, sa da dove parte, sa dove deve arrivare, ma non sa come arrivarci. È la peggiore tra le situazione che possono occorrere a un leader politico. Potrà di certo smorzare i toni di quel mezzo partito che lo ha osteggiato nella scelta di sostenere il referendum che voleva abbattere l’uninominale secca. Tra cui molti dirigenti che lo hanno voluto leader. Ma l’incertezza che trasmette oggi la sua capacità di tenuta sarà difficile da diminuire nei mesi ed estinguere in tempo per le prossime elezioni.

Che arriveranno prima della scadenza naturale. I Lib-Dem non possono reggere la coabitazione coi Tories e chi lo sa meglio è proprio David Cameron. Dopo il turno elettorale e referendario della scorsa settimana, aumentano le probabilità che il Premier scarichi Nick Clegg e anticipi la fine del suo primo mandato per cercarne uno pieno con maggioranza assoluta dei Tories. Un’accelerazione di Cameron spiazzerebbe ancor più il dubbioso Miliband, in cerca della calibratura giusta. I tempi in poltica contano parecchio e tempi della politica inglese sono oggi tutti a favore del creativo leader dei Tories.

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