L’errore di Osama

By Redazione

maggio 8, 2011 Esteri

A fare dei pensieri maliziosi in certi casi si indovina anche quando si sbaglia. Prendi la tragica fine di Osama Bin Laden. In fondo, è stato un errore: invece di starsene nascosto in Pakistan, poteva venire in Italia, dichiarando di pentirsi. Poteva muovere qualche nuova accusa contro Israele e gli americani, e ciò gli sarebbe valso una indulgenza plenaria e la simpatia dei media. Poteva insinuare dubbi sulla morte di nostri soldati in Afganistan, dicendo che era stata “colpa degli americani”. Poi, chessò, rimestare nei sanguinosi macelli e misteri avvenuti in Iraq e altrove, a patto che riguardassero gli italiani…

Effetti e risultati positivi: in seguito alle sue deposizioni, sarebbe iniziata una serie di indagini preliminari, e poi una decina di processi, ma con calma. Per venti anni almeno nessuno gli avrebbe rotto i maroni e lui avrebbe goduto di un servizio di protezione testimoni alquanto efficiente e pagato dallo Stato italiano (altro che il compound di Abbottabad). Se poi qualche agente CIA avesse provato a rapirlo, sarebbe andato sotto processo, com’è avvenuto con quei 22 sfigati Navy Seals, colpiti, condannati e affondati dalla Procura di Milano per il rapimento di un affiliato di Al Qaida. Echeccavolo, siamo in Italia mica in Pakistan.

Se poi OBL avesse lanciato qualche allusione su possibili pericolose collusioni internazionali della maggioranza berlusconiana (o della minoranza, il che non avrebbe cambiato il menu), avrebbe trovato non solo l’appoggio mistico e  adorante di metà della nazione, ma anche la convinta solidarietà di mezzo mondo, soprattutto nel caso di dichiarazioni su Berlusconi e la sporca pratica delbin bang di tora bora, o sul commercio di armi tra Tajikistan e Peshawar gestito da una zia di Sallusti o Feltri. Tutti gli avrebbero creduto, persino Travaglio, che diffida persino delle proprie parole e si sottopone ad autoflagellazione quando non pensa male di qualcuno. 

Il Fatto avrebbe nominato Osama BL come capo redattore per gli Esteri. La Repubblica lo avrebbe scelto come editorialista per le questioni di Giustizia internazionale. Mediaset gli avrebbe affidato la conduzione delle Iene: infatti il Bin laden interpretato da Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu era in realtà quello vero, solo che poi non si mise d’accordo con Fedele Confalonieri…

L’UDC di Casini lo avrebbe proposto come parlamentare in quanto esperto di rapporti tra religione cristiana e islam. Gli itaGliani [non gli italiani] avrebbero perdonato tutto, anche i 3000 morti dell’11 settembre, pur di avere il gusto di farlo parlare nei talk show, e lui sarebbe ancora vivo. Se poi gli americani lo avessero ammazzato sul nostro suolo, gli sarebbe almeno toccato l’onore di vedersi intitolare qualche strada e qualche piazza. Altro che Pakistan: per salvarsi doveva venire in Italia.

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