La cultura di Bondi

By Redazione

maggio 8, 2011 politica

S’era defilato il 23 marzo quando, tra il silenzio assordante dei colleghi di partito, Sandro Bondi toglieva i suoi effetti personali dalla scrivania del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per poi rassegnare le dimissioni. Diventato in poche settimane “il mostro di Pompei”, l’ex sindaco di Fivizzano è stato colpito (ma non ucciso) da una mozione di sfiducia parlamentare e dal fuoco di stampa e opposizione. Uno, dieci, cento buoni motivi per salutare amici e detrattori dedicandosi alla cura del Pdl di cui è tuttora triumviro. Nelle ultime settimane Sandro Bondi s’è fatto da parte, in punta di piedi.

Poche agenzie di stampa hanno battuto le sue dichiarazioni, ancor meno servizi tv hanno parlato di lui e c’è stato pure chi, come L’Espresso, ha ipotizzato una sua imminente uscita di scena dall’agone politico per approdare a casa Mondadori dove potrebbe occuparsi di quella cultura che, al ministero, ha ricevuto solo tagli e critiche. Nel frattempo la sinergia con la casa editrice della famiglia Berlusconi si è rinvigorita grazie alla pubblicazione di “Cultura è Libertà”, ultima fatica letteraria del parlamentare Pdl, dal 3 maggio sugli scaffali delle librerie proprio col marchio Mondadori. Partendo da Gramsci e Togliatti, il saggio dell’ex ministro pone l’attenzione sul modello culturale di sinistra che negli ultimi anni avrebbe serrato le fila per dar battaglia a Silvio Berlusconi. Un esercito di intellettuali passati dall’antifascismo all’antiberlusconismo, da Norberto Bobbio a Giorgio Bocca, ha seminato “pregiudizi e miopia” intorno alla figura del premier.

Analisi storica e accuse mirate all’indomani di un’esperienza, quella ai vertici del MiBac, che intorno a Bondi ha attirato tutte le critiche possibili e immaginabili, comprese quelle emerse in un clamoroso sondaggio tra la base azzurra che lo sfiduciava. Con lui nella stanza dei bottoni, il mondo del cinema è sceso in piazza sferrando gli attacchi più potenti: ora davanti alle telecamere di Annozero, ora sul tappeto rosso di qualche festival blasonato. Una caccia all’uomo conclusasi con la resa del buon Sandro, spontaneamente alzatosi dalla poltrona che fu di Buttiglione e Rutelli.

Il suo gesto di dignità e disperazione ha aperto le porte del MiBac all’ambizioso Galan, ben presto laureatosi vincitore delle battaglie perse dal predecessore grazie alla reintegrazione del Fus (fondo unico per lo spettacolo) che, in un sol colpo, ha sopito i bollenti spiriti dell’intellighenzia e dimostrato il sempre maggior isolamento di cui era vittima il Bondi ministro.  Nessun dramma però, ora c’è più tempo per gli affetti e le produzioni letterarie. “Cultura è Libertà”, appunto. Dedicato alla fidanzata e onorevole Emanuela Repetti, il saggio ha già raccolto la recensione entusiastica dell’amico Daniele Capezzone che vede nel suo libro “un nuovo approccio alle politiche per la cultura”. Mentre dal Fatto Quotidiano sono piovuti i classici sberleffi per quella che viene definita “un’ode, quasi meglio della poesia dedicata alla signora Rosa Berlusconi (Madre di Dio)”. Ai lettori l’ardua sentenza.

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