Dead Men Walking?

By Redazione

maggio 8, 2011 Esteri

In Italia ne hanno parlato solo in pochi ma giovedì scorso si è tenuto in South Carolina il primo dibattito tra i candidati repubblicani in vista delle primarie e delle successive elezioni del 2012. Iniziamo col dire subito che non è stato un grande successo perché di nomi importanti ce n’erano veramente pochi. Le parole usate da Christian Rocca per descrivere l’evento mi sembrano più che appropriate per fotografare bene la situazione.

“Non ci sarà nessun big, ammesso che i big repubblicani esistano. In rappresentanza di quelli seri c’è Tim Pawlenty. Per i senza speranza c’è Rick Santorum. Per i fuori di testa c’è Ron Paul. Per i libertari-meno-fuori-di-testa-di-RonPaul c’è l’ex governatore del New Mexico Gary Johnson. Per i joke c’è il magnate della pizza Herman Cain”.

A questo proposito è utile stilare la lista (molto più lunga) dei cosiddetti big che ancora non hanno fatto sapere niente di definitivo riguardo alla loro candidatura come Mitt Romney, Sarah Palin, Newt Gingrich, Mike Huckabee, Mitch Daniels, Jon Huntsman e Michele Bachmann.

Ma nonostante questo il dibattito si è comunque tenuto e per questo mi sembra interessante andare a scoprire che cosa si siano detti per più di novanta minuti e quali siano stati i temi discussi in questo primo dibattito che guarda alle elezioni del 2012. Per farlo ci siamo aiutati con un articolo di Kasie Hunt su Politico.

Ovviamente all’inizio del dibattito non si è potuto prescindere da un commento sul tema d’attualità che in questi giorni ha fatto il giro del mondo e sta facendo discutere chiunque: l’uccisione di Osama Bin Laden.

I primi 15 minuti sono dedicati quindi esclusivamente alla politica estera e sono serviti soprattutto per attenuare le forti critiche ad Obama che qualsiasi rappresentante repubblicano non si era mai fatto mancare fino a quel momento. D’altronde se perfino l’arcigno ex vicepresidente Cheney si è congratulato con l’attuale coinquilino della Casa Bianca forse non ci si poteva aspettare niente di diverso.

Ad aprire le danze è stato Tim Pawlenty ex governatore del Minnesota (a nostro avviso anche l’unico candidato credibile della compagnia) che dopo aver giudicato positivamente il ruolo di Obama nella cattura di Bin Laden ha subito cambiato registro criticando molto duramente tutto il resto della politica presidenziale:

“Questo momento non può essere considerato come il risultato della politica estera americana. [Obama] ha fatto una serie di scelte relative alla nostra sicurezza e a quella di tutto il mondo che io non condivido. Per farvi un esempio in Libia ha preso la decisione di subordinare il nostro processo decisionale alle Nazioni Unite. Io non sono d’accordo con questo”.

Interessante, sempre a questo proposito, è la presa di posizione di Paelwnty rispetto al waterboarding che lancia una sfida di chiarezza ad Obama. L’ex governatore del Minnesota si dichiara infatti favorevole, in determinate circostanze, all’utilizzo di questa tecnica contro i terroristi e invita Obama a prendere una decisione altrettanto chiara sulle tecniche di interrogatorio che possono essere utilizzate o meno.

“Se si scopre che queste tecniche, che erano state tanto criticate durante la scorsa campagna elettorale, hanno portato Bin Laden ad essere catturato ed ucciso, dovremmo chiedere a Obama di spiegarci se condivide o meno queste tecniche di interrogatorio”.

Da sottolineare come la tecnica del waterboarding fosse stata criticata due anni fa dallo stesso Pawlenty chiamando in causa i “danni che provoca non solo agli individui ma ai nostri valori in senso più generale“.

Per fare maggior chiarezza sull’argomento sollevato da Pawlenty il giornalista Bret Baier di Fox News ha chiesto a tutti i candidati di alzare la mano per esprimere il loro supporto o meno al waterboarding. Questa sorta di votazione improvvisata si è conclusa con il voto favorevole di Pawlenty, Herman Cain e Rick Santorum, mentre i contrari sono stati i libertarian Gary Johnson e Ron Paul.

Questo è stato anche l’unico momento in cui i candidati si sono confrontati con discorsi non preparati.

In seguto è stato chiesto di esprimersi con le stesse modalità riguardo la diffusione delle foto del corpo di Bin Laden. Tutti si sono dichiarati favorevoli alla pubblicazione delle foto con l’unica eccezione di Herman Cain.

Un fatto da sottolineare è che non ci sono stati molti momenti in cui i candidati si sono attaccati vicendevolmente, cosa che è abbastanza inusuale in questo tipo di dibattiti dato che il principale obbiettivo è quello di mettersi in mostra come il paladino della ortodossia del proprio partito.

Perfino quando è stato chiesto un giudizio sulla tanto criticata riforma sanitaria di Mitt Romney, Pawlenty si è rifiutato di criticarla affermando che non essendo presente la persona chiamata in causa non aveva intenzione di prendersela con lui.

In compenso l’ex governatore del Minnesota non si è fatto pregare troppo quando si è trattato di criticare la riforma sanitaria di Obama definita “una delle decisioni più partigiane e sbagliate nella legislazione del paese che avrà come effetto solo quello di peggiorare, non migliorare, l’assistenza sanitaria“.

Rick Santorum su questo argomento ha rincarato la dose: “Quello che fa l’Obamacare è prendere il controllo della vita delle persone. Come conservatori abbiamo il dovere di fermare tutto questo“.

Santorum è sembrato anche il più agguerrito anche per quanto riguarda le cosiddette “social issues” che secondo lui non sono un tema da poter mettere in secondo piano: “Chiunque proponga una tregua sulle questioni morali non capisce ciò di cui è fatta l’America“.

Da qui in avanti saranno questi temi, come il matrimonio omosessuale, l’aborto e il creazionismo a monopolizzare il dibattito.

Pawlenty, difendendo la sua decisione di permettere ai distretti scolastici locali del Minnesota di scegliere se insegnare il “disegno intelligente”, ha affermato che tutti i genitori devono avere la possibilità di poter scegliere l’insegnamento del creazionismo o meno nelle scuole dei loro figli.

L’ex governatore, incalzato dal moderatore del dibattito, ha poi dovuto giustificare la sua posizione molto meno ortodossa rispetto alla linea del GOP per quanto riguarda i matrimoni omosessuali.

Credo in questo caso che il governo debba rimanere fuori da questa questione. Io ho i miei standard di vita, ma questi standard non possono essere imposti ad altre persone. In più se vogliamo dire qualcosa a proposito di questo problema esso deve rimanere a livello statale.

L’ultima parte del dibattito è riservata all’economia e com’è facile immaginare non sono mancate dure critiche all’operato del Presidente Obama. È ancora Pawlenty a tenere banco facendo riferimento sia alla sua esperienza personale come governatore sia al suo passato da “working-class”:

“Ogni volta che ho viaggiato ho incontrato persone preoccupate. Da piccolo ho visto chiudere molte fabbriche e ho visto le facce di persone senza lavoro preoccupate per l’andamento dell’economia sia nella mia città che nella mia famiglia. Io ho visto tutto questo, l’ho vissuto in prima persona. In questa situazione la cosa migliore per i nostri concittadini è fare tutte quelle cose che possono permettere una crescita dei posti di lavoro e dell’economia in generale”.

Gary Johnson, l’ex governatore del New Mexico ha avuto solo una breve occasione per parlare di economia lamentandosi del poco tempo avuto a sua disposizione e come dato conclusivo del dibattito ha solo potuto aggiungere di aver corso più di 30 maratone raggiungendo la vetta del monte Everest. Credenziali impressionanti per un’atleta ma molto meno per un futuro candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

In conclusione posso dire che leggendo vari resoconti del dibattito tutti questi candidati mi hanno dato l’impressione di essere dei dead man walking. Ovvero candidati deboli (forse con l’unica eccezione di Pawlenty anche se non ha particolarmente brillato) senza idee veramente forti e credibili che possano far presa sia sull’elettorato conservatore che su quello moderato, che camminano quindi verso il 2012 sapendo già di morire politicamente.

Forse l’unica idea veramente forte, in senso letterale del termine, l’ha avuta quel mattacchione di Ron Paul quando ha affermato di voler legalizzare l’uso della marijuana, della cocaina, dell’eroina, della prostituzione e dei matrimoni omosessuali. In più Pawlenty ha ammesso candidamente di avere seri problemi di fundraising e, per questo, di non sapere quanto possa essere in grado di competere con la gioiosa macchina da guerra obamiana. Problemi che non sembra avere Ron Paul dato che con il post dibattito di giovedì ha già raccolto più di un milione di dollari.

Voci di corridoio continuano a sussurrare di una sempre più probabile discesa in campo di Rudy Giuliani che il diretto interessato non smentisce. Comunque se siete arrivati a leggere fino a qui e non credete che questo dibattito sia stato un flop ma che sia solo io troppo pessimista vi lascio con le parole John Boehner, lo speaker Repubblicano della Camera, che ha preferito andare a cena fuori da Morton’s a Washington invece che assistere al dibattito affermando che ne avrebbe letto il giorno dopo dato che per trovare candidati c’è ancora tempo. Ne siamo proprio così sicuri?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *