L’avvocato di periferia

By Redazione

maggio 6, 2011 politica

“Ma ce la fai?” chiedevano alcune settimane fa gli abitanti della periferia milanese al candidato sindaco Giuliano Pisapia sceso nei quartieri dove “il Comune non c’è da anni”. San Siro, Quartoggiaro, Gratosoglio, Ponte Lambro, Corvetto e via dicendo. “Anche la sinistra, qui si vede poco”, parola di decine di residenti che hanno accolto l’avvocato classe 1949, figlio d’arte (papà Gian Domenico era uno dei più famosi penalisti italiani) e virgulto della Milano bene che ha frequentato  l’ambitissimo Liceo Berchet e conosciuto Don Giussani. Diversi indizi sradicano però il bollino di “figlio di papà” dalla testa del candidato sindaco che si è fatto le ossa sin da giovane, prima nell’esercito, poi in una fabbrica chimica e successivamente nel carcere minorile Beccaria dove svolgeva il compito di educatore. Per poi iscriversi a medicina e fare il barelliere volontario alla Croce Rossa.

Nel frattempo un trascorso di lotte studentesche e passione politica, fino alla laurea in legge che in tribunale gli ha permesso di difendere il leader curdo Ocalan e la famiglia di Carlo Giuliani. Vinte da outsider le primarie milanesi, l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista vorrebbe ora sfondare le porte di Palazzo Marino “per dare un segnale a tutto il paese”. Le maniche di camicia se l’è rimboccate da tempo anche se di ostacoli ne sta incontrando parecchi. Primo tra tutti il budget elettorale (circa un milione di euro) neanche lontanamente paragonabile a quello del sindaco uscente Letizia Moratti, la cui cassaforte è stimata tra i 6 e i 15 milioni.

Poi le “insidie” di una città azzurro-leghista e multiculturale che si scontra con l’apertura di moschee e il dilemma sicurezza, il problema casa e la questione dei rom. Nel frattempo il Pdl gli ha sottoposto “dieci domande scomode” su temi da affrontare qualora diventi sindaco. Pisapia ha rilanciato con 100 quesiti “sui problemi irrisolti di Milano”, raccolti durante la campagna elettorale, dando comunque il suo ok ad un confronto pubblico con Lady Moratti.

Nei primi cento giorni di governo giura di dare dignità alle periferie, propone una Milano con l’aria più pulita e la cultura a portata di tutti. Senza dimenticare i mezzi pubblici, le biciclette e l’aiuto alle imprese. Da sinistra ha ricevuto il tiepido supporto del Pd (il cui candidato Boeri è stato battuto alle primarie), poi un crescendo di adesioni dei vari Gotha provenienti dalla rive Gauche italiana.

Romano Prodi ha aperto le danze: “amo Milano, sto con lui”, la Camusso lo ha promosso a pieni voti e Milly Moratti, moglie del presidente dell’Inter nonché cognata di Letizia, ha lanciato una lista civica che lo sostiene. Dal centrodestra la Santanchè spara ad alzo zero (“con lui sindaco la città come il centro sociale Leoncavallo”) anche se il presidente del consiglio regionale lombardo, il leghista Boni, avverte che “Pisapia è un avversario da non sottovalutare”, il tutto mentre qualche mese prima Filippo Facci tesseva le lodi dell’avvocato.

Oggi i sondaggi non sorridono a Pisapia che, con uno sforzo in più, potrà contare sul ballottaggio quale occasione per sferrare l’ultimo disperato attaccato alla roccaforte meneghina dove la Moratti, almeno per ora, non sfonda il muro del 50%. In tal caso l’avvocato dovrebbe accaparrarsi l’appoggio del terzopolista Manfredi Palmeri e del Movimento di Grillo il cui candidato Calise sembra indeciso ma non troppo. I giochi sono ancora aperti, tutt’altro che favorevoli, comunque non ancora compromessi. E un trionfo al ballottaggio lo renderebbe a pieno titolo l’avvocato delle cause vinte.

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