La pace degli sconfitti

By Redazione

maggio 6, 2011 Esteri

La pace fatta tra le leadership di Hamas e quella di Fatah ha un unico scopo: mettere l’Onu davanti al fatto compiuto dell’auto proclamazione verticistica di uno stato palestinese alla sessione autunnale del Palazzo di Vetro. Sarà uno pseudo-evento preceduto da un can can mediatico che ci delizierà tutta questa estate. Sentiremo una marea di finti esperti di geopolitica magnificarci questa cosa. Non mancheranno moniti e suggerimenti ad Israele per ritirarsi senza contropartita da Gerusalemme Est e magari anche di accettare il principio del ritorno di 3 milioni e mezzo di profughi virtuali nel proprio territorio. Uomini e donne in realtà nipoti di gente andata via volontariamente ormai sessanta anni orsono da quelle terre, dopo avere rifiutato la proposta Onu di dividerle con la popolazione di religione ebraica.

Tutto ciò però non potrà cambiare l’unica realtà attuale che caratterizza non solo il “dopo Bin Laden” ma soprattutto il “dopo piazza Tahrir” e il dopo tutte le rivoluzioni ancora in fieri nel mondo arabo: la causa palestinese non è più centrale. Anzi ormai è “un problema locale”. Come lo furono in Europa le dispute tra Regno Unito e Ira e quelle tra Spagna e Eta. Le masse arabe non sono più manovrabili come ai tempi del panarabismo anti-israeliano di Nasser e nemmeno come ai tempi della seconda Intifada del terrorismo islamico sponsorizzata da Arafat. In Tunisia, Egitto, Bahrein, Siria, Yemen, Arabia Saudita la popolazione giovane ha scoperto che il benessere e la libertà valgono più dell¹ideologia e della religione. Esattamente come da noi in Occidente si dà per scontato da almeno mezzo secolo.

La grande truffa dell'”andate a immolarvi per la causa palestinese” è sempre più difficile da vendere anche agli abitanti delle zone più arretrate di Gaza o della West Bank. L’esempio dei capi militari che vivono in ville lussuose e che non mandano i propri figli a fare gli “shaid”, ma quelli degli altri, ormai è scoperto. Cosicché questo accordo di vertice, come dice giustamente il premier di Gerusalemme Bibi Nethanyahu, è solo una foglia di fico per proclamare questa indipendenza della Palestina che rischia di avere altrettanta efficacia giuridica e mediatica di quella della Padania di Bossi del 1998. Inoltre le corrotte leadership di Fatah e Hamas sanno che ormai non bastano più l’anti-semitismo e l’anti-americanismo come collante e quindi sono corse ai ripari prima di vedersi disarcionare da quegli stessi giovani da loro ingannati per così tanti anni.

Se per i paesi arabi alla fine della seconda guerra mondiale il problema era il colonialismo europeo e il “come uscirne”, oggi per quelle popolazioni la cappa cui sottrarsi è rappresentata dai loro stessi tiranni e dalle autorità religiose che in taluni casi li appoggiano. Come nel caso dell¹Egitto e dell’ala conservatirce dei Fratelli Mussulmani. In Pakistan, dopo la cattura di Osama a due passi dal quartiere generale dei servizi di sicurezza, ci si aspetta un¹epurazione di massa, ma anche in loco le masse non tarderanno a sollevarsi contro chi li ha ingannati con decenni di anti-americanismo “cheap”, defraudandoli intanto di ogni loro bene e libertà.

Rimane un grande doppio problema: le Nazioni Unite e la percezione del mondo arabo islamico da parte della vetero-sinistra europea. Per quanto riguarda le prime, parla da sola la tronfia e arrogante posizione di Navi Pillay, l’alto commissario per i diritti umani, che perentoriamente ha chiesto “chiarimenti sull’operazione segreta degli Usa”. Naturalmente in questi stessi giorni neanche una letterina di “complain” è stata invece mandata al presidente siriano Assad, il boia che ha fatto sparare sui dimostranti alla stregua di un Bava Beccaris di umbertina memoria. Per quanto riguarda le seconde, le sinistre europee vetero-ideologiche, il loro problema è che sono rimasti con la testa ai tempi di Carlos, l’avventuriero del terrorismo di sinistra finanziato dalla Stasi negli anni ’70.

Chi avesse seguito il bel film del regista Olivier Assayas, trasmesso in tre puntate negli scorsi giovedì sul canale Fx 131 sulla piattaforma di Sky, avebbe colto la precisa descrizione della strumentalizzazione che della causa palestinese facevano a quei tempi gente come Saddam Hussein o Muhammar Gheddafi. Entrambi dipinti come i mandanti del rapimento degli sceicchi dell’Opec a Vienna nel 1975. L’azione doveva passare come una ritorisone anti-israeliana dopo l’epilogo della guerra di Yom Kippur nel 1973 e Carlos lesse anche un comunicato di appoggio alla resistenza dell’Olp davanti alle tv di tutto il mondo. In realtà però, l’obbiettivo era uccidere o ricattare il ministro saudita del petrolio Yamani e il suo omologo dell’Iran, erano ancora i tempi dello Sha, perché venissero incontro alle proposte estremiste di Gheddafi e Saddam che volevano fare alzare il prezzo del petrolio. Oggi quella maniera di sfruttare la causa palestinese, per motivi geopolitici, è morta e sepolta. E l’accordo Hamas-Fatah è l’ultimo disperato tentativo di “ritorno al passato”

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