Emergenza elettorale

By Redazione

maggio 5, 2011 politica

Camorra, coltelli e munnezza: a Napoli anche le elezioni diventano emergenza. Dieci aspiranti sindaco. Aggressioni e bombe carta. Candidati vicini ai boss, arrestati, condannati, sotto processo. E la Prefettura costretta a passare al setaccio i curriculum degli oltre diecimila in corsa al Comune e alle Municipalità: cinque aspiranti sono già stati depennati perché condannati per vari reati. Ma ci sono altri casi eclatanti, quasi tutti nelle file del Pdl: personaggi sotto processo per motivi che vanno dalla contiguità al clan Sarno al riciclaggio di denaro. E torna la questione morale.

L’andazzo s’era intuito già con le primarie del Pd: 44mila elettori, accuse di brogli e compravendita di voti e un vincitore mai proclamato. L’allerta è altissima per questi ultimi giorni di campagna elettorale in cui il peggio può ancora succedere, e l’unica certezza sembra essere quella del ballottaggio. Gianni Lettieri, candidato del centrodestra scelto da Berlusconi tra i mugugni del partito locale ancora una volta escluso. L’ex leader degli Industriali, duramente contestato dal past president di Confindustria D’Amato, ne ha approfittato per tentare di affrancarsi dal Pdl di Cosentino, strizzando l’occhio ad ambienti trasversali come quelli dei 18 firmatari dell’appello dei “cinici”, tutti nomi storicamente impegnati a sinistra oggi a fianco dell’industriale. Cosentino ha subito preso la penna e l’ha richiamato all’ordine, tanto per ribadire chi comanda.

Non va meglio in casa Pd, dove pare abbiano finalmente elaborato il lutto delle primarie, anche grazie alle candidature sporche del centrodestra, ma devono fare i conti con i nemici-amici. Il candidato dei democratici è Mario Morcone, prefetto, appoggiato pure da Verdi e Socialisti, che ha avuto il coraggio di “abbracciare la croce” e provare a vincere nonostante la parabola discendente dell’era Bassolino-Iervolino. L’incalza Luigi De Magistris, che ha tentato a lungo di convincere tutti a candidarlo: poi, visto che non c’è riuscito, è sceso in campo lo stesso appoggiato dalla sua Idv, da Fds, e forze come i Carc. Sarà molto probabilmente uno di loro a sfidare Lettieri al secondo turno, chi è ancora da capire.

Al centro, in terra del finiano per eccellenza Italo Bocchino, c’è il nome scelto dal sempreverde Ciriaco De Mita, e cioè Raimondo Pasquino, rettore dell’ateneo salernitano, in odore di candidatura già alle regionali dell’anno scorso proposto sempre dal nuschese in tandem con Bassolino: stavolta ce l’ha fatta grazie al blitz dell’Udc che ha costretto Fli a fare un passo indietro sulla scelta del candidato. Mossa che non è andata giù al loro coordinatore Rivellini, dimessosi e rientrato in area Pdl all’indomani dell’adesione al gruppo finiano della banda – fino a quel momento berlusconiana – capitanata da Pietro Diodato, condannato e cacciato dal consiglio regionale.

In campo pure Clemente Mastella, leader dei Popolari per il Sud, che non ha ceduto alle lusinghe del centrodestra che gli chiedeva di farsi da parte per rimanere in campo e combattere per la città, e un po’ pure contro De Magistris, con il quale ce l’ha per via dell’inchiesta “Why not”, tanto da arrivare a dire: “Se vince lui, mi suicido”. Pensate sia finita? Macché. Ci sono pure Roberto Fico del Movimento a 5 stelle, sigla dei grillini, Raffaele Di Monda per la lista Pin, Vittorio Lamberti per Mis con Rauti, Pino Marziale per Sinistra Critica, Ciro Formisano per Comunisti per il lavoro. Una folla di candidati per una partita cruciale, e forse è anche per questo che sale la tensione. In una città che soffoca per l’ennesima volta sotto cumuli di munnezza che nessun miracolo è riuscito a debellare, dove la crisi si fa sentire e il lavoro è una chimera, si ripropongono vecchi schieramenti e un clima d’odio che avvelena la campagna elettorale.  E nemmeno questa è una novità.


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