Una mozione piccola piccola

By Redazione

maggio 4, 2011 politica

La mozione sulle operazioni in Libia messa a punto dagli stati maggiori di Pdl e Lega che  pubblichiamo in coda, come abbiamo già scritto, risponde a logiche di Palazzo che tengono nel proprio orizzonte le prossime elezioni amministrative. Una bussola che ha portato il governo a varare un testo quantomeno bizzarro, nel quale si afferma solennemente che l’Italia stabilirà un termine preciso alle proprie azioni militari in Libia. Ma non lo farà unilateralmente, bensì in accordo con gli alleati.

Un compromesso che si può tradurre nell’espressione di una volontà politica precisa, che però non può permettersi alcun margine di discrezionalità nell’attuarsi. Se da un lato viene infatti espressa la volontà di disimpegnarsi, almeno per quanto concerne le operazioni di attacco al suolo, dallo scacchiere libico, dall’altra si rimette tale volontà ad una preventiva concertazione con gli alleati della Nato. Che ieri, secondo il pacato ma fermo schema della diplomazia atlantica, hanno fatto sapere che le operazioni andranno avanti fino a quando necessario. Dichiarazioni che hanno il gusto di una indiretta smentita ai desiderata di disimpegno contenuti nella mozione.

Volontà che sembrano rimanere solamente su carta, e che proprio il richiamo ad un livello decisionale che prescinde dall’asse tra via Bellerio e via dell’Umiltà contribuisce a renderle in partenza una pistola caricata a salve. Una formula, quella dell’andarsene ma solo dopo aver sentito gli alleati, usata dal ministro La Russa anche per quanto concerne la presenza dei nostri militari nell’Afpak.

Il pericolo è quello che l’esigenza di placare gli istinti neutralisti della Lega porti sulla via di bizantinismi parlamentari che difficilmente risultano comprensibili dal sistema di decision making internazionale, in particolar modo da quello atlantico. E se nel frangente dello scenario afghano-irakeno gli strateghi della Difesa fanno leva sulla volontà della Casa Bianca di disimpegnarsi con cautela dal massiccio impegno sul frangente dell’hard power profuso nell’area in questi anni – il cui capitale politico sul tema verrà sostanzialmente rafforzato dall’uccisione di Bin Laden – nel caso libico il governo rischia di trasmettere l’immagine di un esecutivo debole e indeciso, il cui pendolarismo tra posizioni gagliardamente interventiste e tentennamenti pacifisti è difficilmente interpretabile da chi non mastica quotidianamente la moquette del Transatlantico, se non come una mancanza di strategia complessiva.

Per di più in un frangente della politica estera che, fosse solo per contiguità geografica, dovrebbe essere oggetto di minuziosa analisi e attenta programmazione da parte delle nostre feluche. Che poi, inseriti tutti gli elementi nell’ingranaggio, quel che ne esca fuori sia comunque una sostanziale fedeltà all’Alleanza atlantica, è un dato. Ma lo è anche il fatto che il nostro governo non riesca a dirlo chiaramente di fronte al Paese e ai propri alleati, assumendosene la responsabilità politica. Per paura di perdere una bandierina piantata sul comune di Cinisello Balsamo o di Ciampino.

 

IL TESTO DELLA MOZIONE LEGA-PDL SULLE OPERAZIONI IN LIBIA

La Camera,

considerati i contenuti della risoluzione dell’Onu 1973/2011 e della risoluzione 6-00071, approvata il 24 marzo 2011 dalla Camera dei deputati, nonché delle comunicazioni rese dal Governo alle Commissioni riunite esteri e difesa di Camera e Senato in data 27 aprile 2011;

tenuto conto dei rilevanti fenomeni migratori dalle coste del Nord Africa e della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 28 aprile 2011 nella causa C-61/11 Ppu, in relazione al reato di immigrazione clandestina;

considerato che una maggiore flessibilità operativa dei nostri velivoli, che consenta azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, potrebbe determinare il rischio concreto: di nocumento anche alle popolazioni civili, di un incremento dei flussi migratori, di maggiori oneri per lo Stato italiano e di conseguente incremento della pressione fiscale per i cittadini,

impegna il Governo:

ad intraprendere immediatamente una decisa e forte azione politica sul piano internazionale finalizzata ad una soluzione, per via diplomatica, della crisi libica che ristabilisca condizioni di stabilità, pace e rispetto dei diritti umani, ponendo fine alla fase militare e ai bombardamenti;

ad escludere, per il futuro, qualunque partecipazione italiana ad azioni di terra sul suolo libico;

in accordo con le organizzazioni internazionali ed i Paesi alleati a fissare un termine temporale certo, da comunicare al Parlamento, entro cui concludere le azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, di cui in premessa, che comunque debbono attuarsi nel pieno rispetto dell’articolo 11 della Costituzione ed esclusivamente come strumento di difesa rispetto ad atti ostili, reali, concreti ed attuali rivolti contro i nostri velivoli ovvero contro la popolazione civile ed in condizioni di assoluta sicurezza per la popolazione civile stessa e per i nostri operatori;

a non determinare ulteriori aumenti della pressione tributaria finalizzati al finanziamento della missione in questione;

a dare esecuzione al piano di razionalizzazione delle missioni già in corso, da attuarsi, in accordo con le organizzazioni internazionali e i Paesi alleati, attraverso una graduale e concordata riduzione degli impegni del nostro Paese;

ad intraprendere ogni iniziativa finalizzata al superamento delle criticità conseguenti alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea di cui in premessa;

a confermare gli impegni internazionali dell’Italia e a dare piena attuazione alla risoluzione n. 6-00071 di cui in premessa, promuovendo il reale concorso di tutti i Paesi alleati rispetto alle ondate migratorie in essere, all’asilo dei profughi e al contrasto dell’immigrazione irregolare.

(1-00636) «Reguzzoni, Cicchitto, Sardelli».

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