La Tangentopoli di Lotito

By Redazione

maggio 3, 2011 politica

Sono passate da poco le 22.40. Il posticipo Lazio-Juventus è terminato e i corridoi dell’Olimpico brulicano di giornalisti, addetti stampa e steward, mentre nella mixed zone tutti attendono i calciatori per le impressioni del dopopartita. Davanti alle telecamere fa capolino il presidente della Lazio Claudio Lotito che, amareggiato per risultato e conduzione arbitrale, si esercita in un panegirico di metafore, accuse e allusioni. Premessa. Durante il match (finito 1-0 per la Juve) i laziali reclamano un rigore non concesso dall’arbitro Mazzoleni ai danni di Floccari e storcono il naso per l’espulsione di Ledesma.

Al termine di una gara noiosa, i padroni di casa pagano il conto più salato con il gol di Simone Pepe, nato ad Albano Laziale e cresciuto nelle giovanili della Roma. “Caro Mazzoleni, hai sistemato la pratica. E’ tutto scritto, il calcio italiano è all’ultimo stadio”, si sfoga il telecronista biancoceleste Guido De Angelis. “Ti pare che je dava ‘e rigore. Mica c’era Borriello là”. Che, insieme alla sua Roma, ha beneficiato di 13 calci dal dischetto mentre la Lazio ne ha raccolti soltanto tre. A chiudere il cerchio ci pensa l’inappuntabile Claudio Lotito che, in un sol colpo, scomoda la storia politica italiana e l’attuale Palazzo del Calcio. “Ricordo un fatto molto semplice: al tempo di Tangentopoli, qualcuno diceva ‘sento un tintinnio di manette’; qui non si tratta più di verificare se ci sono errori. Qui si tratta di capire come avvengono certi fatti e se questi fatti sono determinanti ai fini del cambiamento delle situazioni”.

Il presidente evoca la necessità di “un excursus su tutto il campionato, sulla base di questo qualcuno farà le dovute deduzioni e adotterà quello che riterrà giusto adottare se ci sono situazioni patologiche. Fortunatamente credo molto nella giustizia e sono convinto che questo debba accadere fuori dal sistema”. Il riferimento alla magistratura ordinaria non è casuale. Dopo la simpatica trovata della task force, con cui Lotito annunciava l’impegno a vigilare sulle condotte arbitrali fino al termine della stagione, il numero uno bianconceleste è tornato a prendersi le luci della ribalta con l’ennesima dichiarazione piccante che ora gli costa la convocazione presso il procuratore federale Stefano Palazzi.

A chi si riferiscono le sue allusioni? C’è una nuova cupola nel calcio nostrano? Forse lo zampino di Unicredit per favorire la corsa Champions della Roma americana? Oppure una serie di sviste ed errori “fisiologici” che puntualmente colpiscono un po’ tutte le squadre? Per la verità, il “sistema” (parola cara a Lotito) Fisco è stato abbastanza generoso quando ha permesso alla società SS Lazio di rateizzare in 23 anni il debito nei confronti dello Stato che, nel 2005, ammontava a 140 milioni di euro. Ecco, i soldi. Il vero movente di una storia che consegnerà introiti per 20 milioni alla squadra in grado di raggiungere il quarto posto e staccare l’ultimo biglietto Champions. Chissà che anche questo round non sia deciso da un “rigore-paa-Roma”.

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