Fini: resa o contrattacco?

By Redazione

maggio 3, 2011 politica

Per i maligni si tratta di una resa preventiva, per altri di un contrattacco nemmeno tanto sottotraccia. Una cosa è comunque certa: l’intervista rilasciata da Gianfranco Fini all’Unità ha un valore politico ben preciso. Proviamo a capirci qualcosa.

Primo: il Presidente della Camera si confessa all’organo ufficiale del Partito Democratico e lo fa non a caso. Parla di strategie, dice che queste elezioni amministrative non sono un banco di prova e che tutto andrà traguardato alle prossime consultazioni politiche. E’ chiara l’ambivalenza del sottointeso: da un lato apre a possibili accordi al secondo turno (Milano, Napoli, forse Trieste), dall’altro chiarisce che l’obbiettivo personale è uno e si chiama Palazzo Chigi. Come arrivarci è un problema di cui ragionare un’altra volta.

Secondo: Gianfranco Fini non ha ancora scelto tra falchi e colombe e non ha detto con chiarezza se la linea di Futuro e Libertà è quella espressa da Adolfo Urso o quella dei pasdaran Bocchino-Briguglio-Granata. Parlando di “nome nel simbolo” e di “amminstrative che non rappresentano un banco di prova”, però, intende mandare un messaggio sibillino: Fli è Fini e da Mister Tulliani non si prescinde. Un po’ come per il Pdl e Berlusconi, uno è in discussione quando a metterci la faccia è l’altro, non viceversa. E’ ragionevole che queste comunali non vadano come i finiani immaginavano e che quindi si apra una resa dei conti interna al vetriolo. Fini ne sta abilmente fuori e finirà per riprendersi in mano il partito alla prima occasione utile, magari azzerando la classe dirigente e dando spazio a giovani e non allineati (Della Vedova, Moroni, ecc).

Terzo: come Terzo Polo. Quello che, dopo l’intervista finiana di ieri, non esiste più. Esisteva un blocco centrista con candidato Montezemolo, poi Bocchino aveva fatto più o meno capire che il candidato sarebbe stato Pierferdinando Casini. Oggi Fini pone nuovamente il tema della sua candidatura a guida della coalizione. I vertici Udc non hanno gradito, Rutelli sarebbe pronto alla rottura e Montezemolo avrebbe bloccato ogni possibile discesa in campo. Ancora una volta il delfino di Almirante ha giocato la carta del cambio di strategia: il 14 dicembre si è smarcato da Berlusconi finendo tra le braccia di Casini e Rutelli, questo giro prova a liberarsi della morsa ex democristiana per tentare la fuga solitaria. In che direzione, ancora, non si sa.

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