Impara l’arte…

By Redazione

maggio 2, 2011 politica

Quando il Palazzo dorme, gli artisti ballano. E in questi giorni ad aprire le danze è stato Adriano Celentano che, dalle colonne del Fatto Quotidiano, ha lanciato un appello ai giovani affinché il 12 giugno partecipino al referendum in quanto “unico mezzo di sopravvivenza” per dire no alle politiche del Governo su nucleare, privatizzazione dell’acqua e legittimo impedimento. La chiamata alle armi del Molleggiato, un po’ prolissa ma molto accorata, punta il dito contro Berlusconi (“bugiardo”), il ministro Romani (“fa discorsi cretini”) e via dicendo. Il solo cucchiaio di miele è riservato al paladino Antonio Di Pietro,  definito “l’unico vero combattente” in questa valle di lacrime radioattive.

Dopo le due “encicliche sociali” inviate nei mesi scorsi al Corriere, la lettera del Fatto ha aperto un dibattito ricco di guelfi e ghibellini. Da Milano Il Giornale non ha dubbi: “il vecchio ragazzo della via Gluck diverte tutti ma non lo segue nessuno. Anche il disco più bello, quando è rotto, diventa inascoltabile”. Da Roma Il Tempo liquida Celentano come “il press agent di Di Pietro” mentre buona parte del mondo dello spettacolo sottoscrive l’appello del Molleggiato. La lista degli artisti referendari, stilata con dovizia di particolari dalla redazione online del Fatto, conta il regista Carlo Verdone, il comico Giobbe Covatta, l’immortale Raffaella Carrà, la cantante Fiorella Mannoia, l’attore Emilio Solfrizzi, la iena Pif e Sabrina Ferilli che, dopo lo strip tease post scudetto giallorosso e i girotondi di sinistra, torna a prestare il suo volto per la buona causa del 12 giugno.

D’altronde il referendum ha scaldato i cuori dell’arte italica anche in data primo maggio quando Piazza San Giovanni festeggiava con il classico concertone di Cgil-Cisl-Uil: musica e allegria davanti a migliaia di giovani, pesanti polemiche nel backstage dove diversi artisti (Bandabardò in testa) si sono lamentati della liberatoria che hanno dovuto firmare prima di salire sul palco. Il documento, difeso dagli organizzatori e dalla Rai, rammentava le regole della par condicio impedendo ai cantori di dire la loro su referendum e politica davanti ad una piazza che, anche quest’anno, sventolava bandiere del Che e drappi rossi a volontà.

Alla lista degli illuminati combattenti per i quesiti referendari si è aggiunto il candidato sindaco di Milano Giuliano Pisapia che, perdipiù, ha appena ricevuto una manna dal cielo dell’arte. Ventisette pittori contemporanei, tra cui il celebre Arnaldo Pomodoro, hanno deciso di donare una quarantina di dipinti per rimpinguare il budget elettorale dell’avvocato milanese. Pisapia aveva infatti raggranellato appena un milione di euro per la propria campagna elettorale: una cifra sensibilmente inferiore rispetto alla cassaforte della ben più facoltosa Letizia Moratti.  Proprio il divario economico tra i due, confida la promotrice dell’asta, è stato il motivo ispiratore della colletta pittorica. Lo slogan lo suggeriamo noi: “prendi l’arte e mettila in politica”.

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