Superman, addio all’America

By Redazione

aprile 29, 2011 Cultura

La chiamavano “ultima superpotenza” e pochi al mondo potevano farne a meno, forse nessuno. Ma la storia non è finita, con buona pace di Francis Fukuyama, ed è tempo di nuove sfide. Superman rinuncia alla cittadinanza statunitense e diventa eroe globale.

E’ nell’episodio L’incidente, parte dell”Action Comics n.900, che il protagonista annuncia la sua decisione al capo dell’agenzia per la Sicurezza Nazionale, infuriato con il supereroe per aver offerto aiuto ai giovani di Teheran contro il regime iraniano. Un chiaro richiamo ai fatti che stanno sconvolgendo il Medioriente negli ultimi mesi. Come potrebbe accadere nella realtà, il suo intervento produce un grave incidente internazionale. Se sei un’icona americana, tutto ciò che fai viene interpretato come la volontà del presidente stesso. Ma Superman è stufo, sembra quasi maledire il giorno in cui ha messo piede per la prima volta sulla Terra: “Sono stanco che le mie imprese vengano legate ai progetti di Washington”.

In realtà, la sfida personale dell’uomo d’acciaio si intreccia con i mutamenti, ben più ampi, del sistema internazionale. Nell’era della globalizzazione e dello sviluppo diffuso, gli Stati Uniti sono messi in discussione come mai prima. Un supereroe questo lo sente. Emergono nuovi attori che svolgono un ruolo sempre più attivo negli affari internazionali. Le regole del gioco cambiano in continuazione. E’ i ruolo stesso di Washington, intesa come variabile indipendente, come faro di modernità per tutto il pianeta, a rischiare di venir meno. L’impero statunitense è insidiato dall’ascesa di nuovi Paesi, oltre che da élite politiche casalinghe apparentemente incapaci di interpretare a dovere i tempi. E giocare in difesa non fa che peggiorare il problema. È chiaro che gli USA sono ancora la prima potenza al mondo, ma la loro posizione è quella più esposta alle insidie del cambiamento. È ora di andare oltre.

Kal-El, questo è il suo nome kryptoniano, arriva oltre settanta anni fa, per sfuggire alla distruzione del suo pianeta natale. E’ ancora un bambino quando viene adottato da una giovane coppia del Kansas, i Kent. Clark diventa il suo nome terrestre. Lavora sodo fino ad incarnare il meglio dei valori americani. Negli anni vede i tempi cambiare e il sogno americano che invecchia. Ora si rende conto che forse ha pensato “troppo in piccolo”. La decisione di Superman è il destino di una civiltà, quella occidentale, che fatica ad andare avanti impaurita ed impoverita di tutto. Lui se ne è accorto e sa di non poter più limitarsi ad una identità puramente nazionale.

La scelta di Superman è stata criticata online da alcuni lettori che lo accusano di aver voltato le spalle agli Stati Uniti: un clandestino che rinnega le uniche persone che gli abbiano mai voluto bene. Ma questo non è corretto. Non si tratta di un addio, o di un tradimento. Superman va fuori nel mondo proprio per il popolo americano. Per le sue radici. Il suo è quasi un invito a crescere senza rinunciare a se stessi, alla propria identità, allo spirito di adattamento e di iniziativa che ha segnato la storia degli States fin dal principio.

Il supereroe annuncia di voler abbracciare una battaglia globale in difesa del bene. “Verità, giustizia e american way of life non bastano più.” Ne ha fatta di strada il ragazzino di campagna cresciuto a Smallville, Kansas.

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