Quanto è lontana la Casa Bianca

By Redazione

aprile 29, 2011 Esteri

Parlare dei rapporti tra Berlusconi e gli ultimi due presidenti americani in questo periodo di tensioni internazionali potrebbe sembrare fuori luogo o quantomeno fuori tema. Il problema della politica estera italiana, che sta portando l’attuale maggioranza verso nuove crisi, si può però provare a capire anche guardando i rapporti instaurati da Berlusconi prima con Bush e poi con Obama.

Entrambi sono stati costruiti, o si è tentato di costruirli, partendo innanzitutto da un rapporto personale prima che politico o di interessi internazionali in comune; cosa che ha accomunato non solo le relazioni fra Italia e Stati Uniti ma anche con gran parte degli altri partner europei e mondiali. La prima cosa che balza agli occhi nel rapporto con Obama è che l’attuale presidente si sia speso più volte, sia in prima persona sia attraverso il capo di stato Hillary Clinton, nel confermare i buoni rapporti che intercorrono fra gli Stati Uniti e Italia.

Ma quando si è costretti a ribadire a parole più e più volte lo stesso concetto forse vuol dire che c’è qualcosa che non va; e questo qualcosa diventa abbastanza evidente notando la freddezza con cui Berlusconi è sempre stato accolto dall’attuale inquilino della Casa Bianca. Freddezza che si rende più evidente se confrontata con i momenti di convivialità quasi familiare che si respiravano con Bush che spinsero Berlusconi ad improvvisarsi addirittura anglofono, con i risultati che tutti ricordiamo, ma che allo stesso tempo portarono l’Italia ad essere uno dei partner più affidabili della potenza americana.

Gli approcci con Obama, lungi dall’ottenere gli stessi risultati, non vi si sono nemmeno avvicinati, basti ricordare l’espressione del Presidente americano, e soprattutto di Michelle, non propriamente entusiasta durante l’incontro per l’apertura del G20 a Pittsburgh, che non mancò di creare notevoli imbarazzi.

Questo cambiamento di rotta sembra essersi manifestato in modo evidente nella gestione della crisi in Libia dove l’Italia non è riuscita a trovare negli Stati Uniti un’alleato stretto con cui poter far pressioni sull’Onu e sulla Nato per gestire in modo meno frettoloso le problematiche di una guerra che diventa sempre più complessa di giorno in giorno. Il carattere e i rapporti di amicizia che Berlusconi ha saputo creare nel periodo della sua permanenza in politica sembrano quindi essere nello stesso momento i punti di forza e i punti di debolezza dell’attuale politica estera italiana.

Perché se da un lato sono innegabili i successi internazionali di Berlusconi, che hanno permesso all’Italia di ritagliarsi dopo tanti anni un posto di primo piano fra i grandi della terra (si pensi solo agli accordi di Pratica di Mare), dall’altro sembra evidente come la politica estera italiana non sia mai stata concertata all’interno della maggioranza quanto piuttosto si sia modellata principalmente sulle “amicizie” internazionali del Premier.

Ancora una volta non mi sembra un caso l’incertezza dimostrata nel trovare una linea d’azione chiara definita sia sulle contromisure da prendere con Gheddafi sia sul suo futuro, cosa che rende drammaticamente evidente i limiti di questo tipo di politica estera.

Con questo non si vuole sostenere che una politica internazionale debba fondarsi solo su una logica fredda e calcolatrice, anche perché la storia è lì ad insegnarci che uno dei più grandi progressi dell’umanità, come la fine della Guerra Fredda, si sia potuto ottenere anche grazie ad un particolare feeling fra due personaggi straordinari come Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev che, mentre gli apparati delle rispettive nazioni premevano per mantenere i rapporti nella consueta logica antagonista, trovarono il coraggio di fare un passo in avanti fidandosi del rapporto che si era venuto a creare fra i due.

Quello che invece si vuole dire è che in un momento in cui alla Casa Bianca c’è un inquilino meno disponibile e in Europa la partita la stanno conducendo Cameron e Sarkozy – due leader con cui non si è mai sviluppato un feeling particolare – la mancanza di un programma a lungo termine si fa sentire pesantemente.

Da qui i malesseri da non sottovalutare sia interni alla maggioranza con la Lega, sia con un’opposizione che non si è mai tirata indietro quando si trattava di criticare la linea internazionale del governo, che rendono l’Italia forse l’unico paese al mondo in cui la politica estera non viene condivisa né dall’opposizione né dalla stessa maggioranza.

Dire che se ci fosse stato ancora Bush le cose sarebbero andate diversamente ci sembra solo un’esercizio di stile molto fantasioso. In questo momento quello che manca non è Bush, Putin o la mancanza di un altro canale privilegiato, quello che manca è una direzione chiara e univoca da seguire, una chiarezza negli obbiettivi e nei mezzi da usare per raggiungerli.

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