Torino, missione impossibile

By Redazione

aprile 28, 2011 politica

Nel 2008 Sergio Chiamparino sbancò il tavolo. Vinse al primo turno, con oltre il 66% dei voti. Una passeggiata. Piero Fassino, che ne dovrà raccogliere l’impegnativa eredità, non spera di riproporre la valanga di voti che il Chiampa si trascinò dietro nell’ultima tornata. Gli basterebbe evitare il ballottaggio, anche di una manciata di voti. L’ultimo sondaggio di Euromedia lo attesta intorno al 53%. Un dato che dovrà difendere con i denti, se vorrà evitare un supplemento di campagna.

Che però, a guardare bene i dati, si rivelerebbe tutt’altro che insidiosa. Anche al netto dei voti di Alberto Musy, candidato di un Terzo Polo che al nord fatica sempre più a sfondare e che si fermerebbe poco sopra il 5% (inquietante il dato di Futuro e Libertà, inchiodata ad un misero 2%), il suo principale avversario, Michele Coppola, non arriverebbe nemmeno al 40%.

Una debacle per il centrodestra torinese? Tutt’altro. In una città dominata dalla borghesia progressista, da un lato, e dalle tute blu della Fiat dall’altro, le coalizioni di centrodestra si sono sempre limitate a raccogliere le briciole. Non che il 39% del quale viene accreditato Coppola sia un risultato panciuto, ma se confrontato con gli imbarazzanti dieci punti percentuali in meno conseguiti dalla disperata corsa di Rocco Buttiglione nel 2006, potrebbe essere venduto quasi come una mezza vittoria.

Dopo un notabile di partito, un candidato del territorio. Potrebbe essere questo il segreto della risalita nei sondaggi del centrodestra, nonostante la fuoriuscita dell’Udc che, da sola e grazie all’effetto traino del candidato sindaco, cinque anni fa prese tanti voti quanti sono quelli oggi accreditati a tutto il Terzo Polo. Una carriera folgorante in una terra tendenzialmente ostile. A 26 anni entra in Comune, a 30 vice-presidente del Consiglio comunale, l’anno scorso ha sbancato il tavolo: ottomila preferenze e, finalmente, una consiliatura di maggioranza. Il più votato a Torino non poteva non entrare in giunta: lo fa da assessore alla Cultura, ruolo che probabilmente continuerà a ricoprire dopo la prevedibile sconfitta sotto la Mole. Ma dare per persa in partenza l’alacre battaglia di Coppola sarebbe forse un errore, anche se pure nel suo entourage si dice che il vero colpaccio sarebbe costringere Fassino a due settimane supplementari di agonia elettorale.

Sorriso aperto, Coppola ha messo su un sito nel quale a farla da padrone sono foto, video da embeddare e colori neutri. I simboli di partito sono come la toilette al ristorante, in fondo a destra. Ottocento fans su facebook (con una pagina, a dire il vero, un po’ abbandonata, Coppola spinge forte su Twitter, dove si attesta alla ragguardevole cifra di 440, non pochi per un Paese come il nostro dove il cinguettio è cosa sconosciuta alle masse.

Di certo non servirà questo a battere la gioiosa macchina da guerra chiamparin-fassiniana. Va bene la faccia pulita, la (relativa) giovane età, il sito tirato a lucido. Ma a leggere in sondaggi non c’è da stare molto allegri.

Forza Italia e Alleanza Nazionale nel 2008 conquistarono il 25% dei consensi, tanto quanto sono accreditati oggi il Pdl e Fli. Gli azzurri, nonostante anni di opposizione, non riescono a coonquistare un consenso che vada oltre il proprio zoccolo duro. Quei dieci punti percentuali in più li regalerebbe la Lega, sempre più capace di intercettare voti che, con gli azzurri che mantengono le proprie posizioni, provengono in gran parte dalla base del centrosinistra. Il Carroccio prese il 2,5% nell’ultima tornata. Oggi sfiorerebbe il 14%. Un aumento esponenziale che non è spiegabile con il solo “effetto Cota”, ma al quale occorrerebbe riservare un’approfondita analisi a latere.

La speranza del Pdl sabaudo, al di là delle consuete dichiarazioni di rito del Cavaliere, che , all’apertura della campagna elettorale, ha lanciato la sfida a Fassino in quanto “ex Pci” è che, battendo la città di porta in porta, Coppola si riveli un valore aggiunto, capace di trascinare il proprio partito su percentuali diverse da quelle sul quale è attestato ormai da anni. E capace, dunque, di portare Fassino al ballottaggio.

Lo perderebbe, probabilmente. Ma anche Alemanno lo davano per sconfitto…

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