Lo sceriffo libertario

By Redazione

aprile 28, 2011 Cultura

Ci sono cose che non ti aspetti. Se c’è qualcuno che fa discorsi libertari in Italia non lo trovi tra i signori della politica. Bisogna andare altrove, tra chi per mestiere indossa una divisa. L’ultimo alfiere del libertarismo è il capo della polizia. La paura fotte tutti, ci fa costruire muri, fa in modo che ci lasciamo spiare, intercettare, perquisire. La paura e la voglia di sicurezza si mangiano i capisaldi della libertà, i nostri diritti vengono corrosi, messi da parte, diventano secondari. Quando la sicurezza è tutto qualsiasi arbitrio contro l’individuo diventa legittimo.

La paura è il terrorismo. Ma la paura è fatta anche di fantasmi, così la paura diventa lo straniero, lo sconosciuto, l’altro. Il muro è sicurezza, il non muro è libertà. Ma il muro serve appunto a difendere la libertà. È davvero un bel dilemma. Si può essere tolleranti con gli intolleranti? Si possono aprire le porte agli stranieri che corrompono la tua stessa identità? Si può abbracciare il nemico radicale e l’immigrato invadente?

La risposta di un libertario è: non bisogna farci fottere dalla paura. E’ la stessa risposta, più educata, che dà Antonio Manganelli, il capo della polizia italiana, durante un convegno del Siulp: “Io non voglio vivere con i carri armati a bordo delle strade perché così sono più sicuro e non mi rubano la pensione. Ci vuole equilibrio tra libertà e sicurezza. Il terrorismo vince anche perché ci esaspera, spaventa e priva della libertà. Perdere la libertà per blindare una città non è la soluzione, una città sicura è una città che vive”. Fa piacere sapere che a capo della polizia ci sia un jeffersoniano. Il futuro fa meno paura.

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