Renzi, lo stakanovista

By Redazione

aprile 27, 2011 politica

Non l’avesse mai detto. Non l’avesse mai fatto. Il telefono della sua segreteria a Palazzo Vecchio ha cominciato a squillare all’impazzata. Tra giornalisti, sindacati e commesse, il sindaco di Firenze si è trovato a fronteggiare una nuova emergenza che questa volta non aveva nulla a che fare con la neve in città o il concerto di Mtv in Duomo. E allora, cos’ha combinato quel rottamatore, nonché ex boy-scout mai redento dall’accento fiorentino? Il suo Comune ha decretato l’apertura dei negozi del centro storico per il primo maggio, giorno della festa dei lavoratori. Uno scandalo, a sentire la Cgil (locale e nazionale) che in Toscana ha proclamato uno sciopero dei dipendenti del settore del commercio.

E’ sceso in campo perfino il segretario Susanna Camusso che nell’idea di Renzi ha visto “degli elementi di provocazione e ricerca della visibilità”. Prima della leader sindacale, ci avevano provato pure alcune commesse dei negozi fiorentini, presentatesi invano con cartelli di protesta sotto Palazzo Vecchio. Niente da fare. Il sindaco outsider del Pd, il più amato degli italiani secondo la graduatoria del Sole 24 Ore, ha tirato dritto per la sua strada rilanciando alla grande. Con quel tono sopra le righe con cui apostrofa colleghi più anziani, tale da procurargli l’inimicizia della nomenklatura di partito.

Ma qui Renzi ha spiazzato tutti, Pd compreso, appellandosi ad una legge nazionale che porta il nome di Pier Luigi Bersani e che “lascia ai comuni turistici la facoltà di decidere l’apertura o meno dei negozi”. Libertà di aprire: nessun obbligo, solo un’opzione facoltativa. Con la ragione dalla sua e il cuore oltre l’ostacolo, il golden boy (incompreso) della sinistra italiana è tornato alla ribalta, facendo infuriare la Cgil e incassando l’ok della Cisl. In compenso dall’opinione pubblica è piovuto qualche rimbrotto, come quello di Michele Fusco su Linkiesta, che accusa Renzi di “dimenticare la fragilità dei lavoratori, la loro non-indipendenza intellettuale sui luoghi di lavoro, l’evidente sproporzione tra padroncini e commesse”.

Tutto giusto, salvo poi scoprire che anche a Milano si è optato per l’apertura dei negozi, con annessa protesta di Cgil e Pisapia. Pure a Roma, che ospiterà i pellegrini di Wojtyla, gli esercizi commerciali intorno a San Pietro, San Giovanni e San Paolo potranno rimanere aperti. Ah sì, c’è anche Bologna che alzerà le serrande alle botteghe del centro. Morale della favola: Renzi non è solo ma le sue azioni e omissioni fanno sempre più rumore di quelle altrui. Vuoi perché accompagnate dalla verve saccente del giovanotto scalpitante, vuoi perché associate ad uno dei pochi uomini di centrosinistra capaci di mietere consensi in area berlusconiana. Mettici pure quel colloquio ad Arcore col premier ancora oggetto di veleni e battutine. “Io il Primo Maggio lavoro e lavoravo anche quando gestivo una piccola azienda di distribuzione giornali”. Rottamatore, e pure stakanovista.

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