Fli: il fuoco sotto la cenere

By Redazione

aprile 27, 2011 politica

Il solco che si è aperto tra Pdl e Lega sul coinvolgimento dei nostri velivoli nelle azioni militari in Libia ha fatto emergere indirettamente il malumore che da qualche tempo cova tra due diverse anime di Futuro e Libertà. La crepa che si intravede nel blocco futurista non si struttura però nel consueto contrasto tra l’ala dura, incarnata da Bocchino e Granata, e le colombe Urso e Ronchi, palesatasi dopo il congresso nella discussione tattico-strategica sulle alleanze elettorali e sull’organigramma di partito.

Il vice di Fini ha immediatamente coltol’occasione, schiacciando la palla alzata dal “voteremo no ai bombardamenti” di Calderoli sulla testa del governo, invocando una crisi ormai palese che attenderebbe solo la ratifica di un voto parlamentare per essere conclamata.

Intervistato nel merito della stessa questione, e probabilmente ignaro delle precedenti dichiarazioni del proprio compagno di partito, almeno a giudicare dall’estrema contiguità temporale dei lanci di agenzia che riprendevano le rispettive dichiarazioni, Benedetto Della Vedova ha dato risposte opposte. “Aspettiamo di vedere la sostanza dell’informativa che il governo fornirà alle Camere, la valuteremo nel merito e confrontandola con il dettato delle risoluzioni dell’Onu”, è il filo del ragionamento del capogruppo di Fli alla Camera. Che, a prescindere dai tecnicismi parlamentari e dall’opportunità di sfruttare politicamente la situazione, ha annunciato che il suo gruppo prenderà “una posizione responsabile”. E agirà di conseguenza.

Quello tra gli ex An e l’anima futurista fuoriuscita dal Pdl in polemica con una linea che troppo poco spazio concedeva al liberalismo politico e al liberismo in economia – quella, per l’appunto, che fa capo all’ex segretario del Partito radicale – è più una diversa concezione dei modalità e delle tematiche con le quali battere l’agone politico che non un piccato distinguo su questioni particolari della politica celebrata sui giornali.

Due classi dirigenti che hanno una storia, un retroterra culturale e una concezione della politica radicalmente divergenti. Ne consegue una difformità di giudizio su come procedere sui grandi temi, sulle issues da privilegiare, sull’opportunità o meno di sfruttare a fini elettorali le questioni che man mano vengono poste dall’agenda politica quotidiana.

Punzecchiature che emergono con più evidenza se si va a spulciare nei rapporti tra i rispettivi movimenti giovanili. I bocchiniani di Generazione Futuro e gli ex radicali di Libertiamo, dopo un periodo di idillio a seguito della grande euforia della fase costituente del partito, è un po’ di tempo che si punzecchiano dalle colonne dei propri siti e sui social network, dove sono entrambi molto attivi.

In particolar modo, Libertiamo accusa i colleghi di riempirsi la bocca dei temi a loro cari – una politica economica che ridia fiato alle trombe della rivoluzione liberale promessa nel ’94 da Berlusconi, un partito che sia effettivamente democratico e plurale – ma nei fatti di disattendere quotidianamente a quei principi dei quali si professano alfieri.

Polemica che ha avuto il suo apice nel momento in cui proprio Fini bacchettò i giovani di Mariniello, leader di Generazione Italia, rei di aver presentato alcune proposte di riforma economica che tutto avevano tranne che il sapore di una riforma in senso liberista.

Un confronto che viaggia sottotraccia rispetto l’evidente contrasto vivo all’interno del partito sui temi identitari e di collocazione del neonato movimento, nutrendosi di diversità di vedute sui temi di prospettiva piuttosto che sull’attualità politica. Che alla lunga, tuttavia, potrebbe creare una frattura più solida e tenace che non quella legata a temi il cui respiro scalda più le mani e i cuori che non le menti.

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