Tettamanzi, il giusto

By Redazione

aprile 25, 2011 politica

“Cardinale o imam?” si chiedeva un anno e mezzo fa La Padania a proposito dell'”Onorevole Tettamanzi” che aveva osato criticare la strategia del sindaco Moratti sul problema dei Rom. “Una predica ad personam”, titolava lunedì Il Giornale circa l’omelia dell’arcivescovo di Milano che, dal pulpito del Duomo, ha lanciato un severo monito nel giorno della domenica delle Palme contro “quelli che agiscono con ingiustizia  ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni”. Nessun nome, per carità, ma il pensiero dei fedeli e dei successivi lettori d’agenzie si è immediatamente rivolto alle vicende del presidente del Consiglio.

Da Piazza Duomo ai palazzi della politica, le parole del cardinale ambrosiano, già segretario della CEI e arcivescovo di Genova, hanno lasciato il segno provocando qualche mal di pancia (seppur tenue) tra i giornali vicini al Cav. E se Roberto Formigoni ha parlato di “un richiamo che va a tutti gli esseri umani”, Gianfranco Rotondi è convinto che il porporato abbia espresso “un’opinione politica”. Polemiche a parte, l’arcivescovado di Tettamanzi volge al termine. Dal 2002 alla guida della diocesi più grande d’Europa, lascerà il proprio incarico dopo che a marzo è scaduta la proroga di due anni voluta per lui da Papa Benedetto XVI. Ora è tempo di successori e bilanci: sul primo fronte danzano nomi pesanti e prestigiosi.

A partire dal cardinale Angelo Scola, attuale Patriarca di Venezia in orbita Comunione e Liberazione. Con lui, in pole position, anche il brianzolo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. I bilanci invece sono quelli di 9 anni intensi, attraversati da emergenze, polemiche e cambiamenti in una Milano sempre più multietnica e leghista allo stesso tempo. Il cardinale ha risposto con i fatti: a Natale 2008 varò un fondo famiglia-lavoro per aiutare i cittadini colpiti dalla crisi economica. Una mossa senza precedenti, adottata attingendo “dall’otto per mille destinato per opere di carità, dalle offerte e da scelte di sobrietà della Diocesi e mie personali”. Non contento, qualche mese fa ha messo all’asta la propria collezione di presepi per rimpinguare il fondo che ad oggi ha distribuito 12 milioni di euro a 5.593 famiglie.

Il pastore nativo di Renate, Brianza, ha instaurato un legame saldissimo con la propria diocesi non rinunciando a occuparsi dell’attualità più scottante. Ragion per cui ha dovuto fronteggiare le critiche della Lega Nord su temi chiave come accoglienza, immigrazione e solidarietà. Il 23 dicembre scorso si è ‘sporcato le mani’ al campo rom di Via Triboniano al grido di “siamo tutti figli di Dio, non dimentichiamolo mai”, portando gli auguri ai bimbi dell’accampamento. Oggi, agli sgoccioli del suo mandato, Tettamanzi inaugura la rivoluzione degli oratori lombardi con nuovi spazi (i centri giovanili) in cui saranno allestiti bar, cinema e programmi culturali che coinvolgeranno anche le fasce di fedeli tra i 18 e i 30 anni. Il “pastore scomodo” (copyright di Europa) non si arrende ai limiti di età e alle frecce avvelenante della politica. “La mia bussola è la parola del Vangelo e le esigenze profonde stampate in ogni persona”.

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