Habemus Moretti

By Redazione

aprile 21, 2011 Cultura

Nanni Moretti non è solo un regista. L’autore di Ecce Bombo, negli anni, si è conquistato il seguito di una nutrita e agguerrita pattuglia del mondo della sinistra intellettual-borghese che lo considera alla stregua di un vate e ne amplifica ogni piccola esternazione, fungendo da efficace cassa di risonanza mediatica.

Un vantaggio, sicuramente, per un artista che nel tempo ha conquistato autorevolezza e ha ampliato sensibilmente i margini e l’autonomia della propria azione. Ma anche una zavorra. Non c’è cosa che Moretti dica che non venga utilizzata per dare fiato ad idee e suggestioni che travalicano il cinema. Un’operazione che riesce bene con l’impegno politico e civile del Moretti extra-cinematografico. Un impegno che è limpido e cristallino, la cui linea è facilmente rintracciabile nell’ormai celebre “Con questi dirigenti non andremo da nessuna parte” che risuona ancora stentoreo nel catino di piazza Navona. Una linea meta-politica, di quella sinistra intellettuale che si oppone con virulenza alla presenza di Berlusconi sulla scena pubblica, elitaria e disillusa nella convinzione che l’opposizione parlamentare al Cav non sia minimamente capace di costruire un’alternativa degna di questo nome.

Le cose si complicano quando si prova ad applicare questo stesso paradigma al Moretti cineasta. Che se ne frega di tutto e di tutti, non punta alla costruzione didascalica di un messaggio, ma semplicemente a trasferire sullo schermo le proprie immaginifiche suggestioni.

Fu così per il Caimano, la cui ormai celebre scena finale fu giustamente interpretata come un riferimento esplicito alla protervia e all’arroganza del divin Silvio. Ma pochi considerarono anche che il buon Nanni prestò il suo volto a quella scena. Non un caso, né una concessione alla propria vanità: la sua faccia andava ad incarnare quella del potere, dell’Arcinemico, in una polisemica creazione di senso che apriva a letture ben più complesse di quelle che gli si vollero attribuire.

Una girandola di entusiasti adoratori, che sono rimasti generalmente spiazzati dall’impossibilità di attribuire una tesi preconfezionata al suo ultimo Habemus Papam, che ragiona ancora sul potere e sulle sue implicazioni.

Moretti va in tv a presentare il film che implora con gli occhi il menestrello della sinistra-bene televisiva, Fabio Fazio, di fargli una domanda, esasperandosi nel sentirsi dare del mito: “Ma dai, finiscila, lo dici a tutti quelli che vengono qui, non sei credibile”.

A leggere i giornali trovi poi un testo della Cei che, pur sottolineandone la “superficialità”, dice sostanzialmente che il film non è malaccio. E suona francamente bizzarro al pubblico del Nuovo Sacher, il tempio trasteverino del culto morettiano, che Bagnasco si sia fatto quattro risate nel vedere i propri “colleghi” impegnati in un torneone di pallavolo nei giardini vaticani.

Dall’altra parte ci sono i compagni Riformisti, nella persona dell’autorevole vicedirettore Cappellini, che prendono a mazzate, pur imbroccando qualche giusta osservazione, una pellicola che gli dovrebbe essere ideologicamente contigua.

Nello spariglio generale, non pare vero trovare il vaticanista di turno che dalle colonne dell’Avvenire invita al boicottaggio. Rimettendo per un attimo sui binari consueti l’ordine naturale delle cose , che vorrebbe i liberal e i progressisti inneggiare ad un genio che pur non comprendono fino in fondo e i conservatori a tutelare il buon nome di Santa Romana Chiesa.

Succede però che Moretti non attacca il Vaticano, non mette il dito presuntamente intonso nelle piaghe curiali della politica da Conclave, non compiace il proprio pubblico con una raffigurazione macchiettistica della sacralità divina e temporale del successore di Pietro.

Tutto è piuttosto bonariamente grottesco, ma soprattutto solidamente umano. Dal Papa, un formidabile Michel Piccoli, profondamente semplice nel suo smarrimento; non di fronte alla propria vocazione, ma di fronte al fascino ambiguo del potere. Allo psicanalista – Moretti of course – imprigionato nei suoi schemi mentali, chiuso nelle sue apertissime formule, fiero nel proclamarsi ateo ma fideistico nel voler portare a termine la propria geniale (?) intuizione di un torneo di volley tra porpore in cui l’Oceania è costretta a giocare con tre soli uomini in campo (“Sta volta va così, a prossima volta impegnatevi a portare più fedeli”).

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che l’uscita a due settimane dalla beatificazione di Giovanni Paolo II se la poteva evitare, che qualche battuta è chiaramente antipatizzante (“Torni con noi, Santità”).

Ma allontanandosi per un attimo dalla sfibrante e strumentale guerra di posizionamento del dibattito pubblico condotto dai giornaloni, ti accorgi che la sofisticata Mancuso è estasiata e con lei il suo direttore, Ferrara), mentre il critico collettivo è rimasto disorientato dalla mancanza di carica decostruttrice del mostro cattolico in sottana, da un Papa che non è oppresso da segaligni cardinali assetati di prebende, ma da una profondissima domanda di senso. Risultato? Tre stelle su cinque, una solo perché è Moretti, e darne solo due non si porta bene davanti ai colleghi.

“Ci sono uomini fatti per guidare. Non sono tra questi. Io sono fatto per seguire. Chiedo perdono a tutti”. Habemus papam.

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