Gianfranco Clegg

By Redazione

aprile 21, 2011 Esteri

Come primo esperimento di governo di coalizione non sta andando benissimo: l’alleanza atipica tra David Cameron e Nick Clegg per la guida del Regno Unito si sta dimostrando più difficoltosa delle (molto rosee) previsioni. A mettersi in mezzo tra i due inquilini di Downing Street c’è la legge elettorale e il referendum che il prossimo 5 maggio chiamerà gli inglesi a scegliere tra l’uninominale secco e il cosiddetto “Alternative Vote” di stampo australiano. David Cameron, con tutto il partito conservatore, si sta spendendo molto per il mantenimento dell’attuale sistema Westminster, mentre Nick Clegg con i suoi liberaldemocratici (e fette importanti dei laburisti) continua a preferire un sistema che avvantaggerebbe certamente i cosiddetti “terzisti”.

C’è qualcosa di italiano in questa storia, le cui dinamiche andrebbero studiate a fondo. Innanzitutto Clegg è stato il modello per molti teorici del Terzo Polo in salsa tricolore. Si sarà detto, non senza qualche azzardo, “se è stato possibile fare i terzisti nella patria del bipolarismo, perché non qui da noi, terra di frammentazione politica da sempre?”. Il problema è che quel terzismo non ha funzionato.

I Libdem di Nick Clegg hanno portato a casa un risultato elettorale molto debole, decisamente sotto le attese e sono finiti al governo soltanto grazie alla vittoria monca dei Conservatori. In secondo luogo, oggi, toccano i minimi storici e il loro leader pare essere diventato il capro espiatorio per ogni cosa che in Inghilterra non va o va meno bene di come dovrebbe. Clegg si trova oggi stritolato tra l’anima profonda del suo partito che vorrebbe una politica più aggressiva nei confronti dei conservatori cameroniani e un blocco interno moderato che gli consiglia invece un’alleanza strategica per garantire governabilità al paese. Come l’asino di Buridano il buon Nick sembra essere incapace di scegliere e l’opinione pubblica sembra potergli perdonare tutto tranne questo continuo pendolarismo tra posizioni estremiste e buonsenso filogovernativo.

Vi ricorda qualcuno? Delfino in pectore, capace di sfidare il capo, salire all’8% in due mesi e poi precipitare sotto il 4 nel breve volgere di un inverno. Avete indovinato. Gianfranco Fini è, oggi, il Nick Clegg italiano. Se non per la collocazione politica, quanto meno per la parabola discendente e il vicolo cieco in cui si sta ficcando.

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