Giancarlo contro Giulio

By Redazione

aprile 21, 2011 politica

Dalle colonne del Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, il ministro Galan ha sferrato un duro attacco contro il collega di partito Giulio Tremonti. “Anche grazie a Tremonti l’Italia non ha fatto la fine della Grecia e questo è senza dubbio un suo merito – ha detto il neo-titolare di Beni culturali – Il problema, però, è che fra due anni non possiamo certo fare la campagna elettorale su un argomento simile. Traduzione: con Tremonti si perdono le elezioni ed è per questo che chiedo a Berlusconi una scossa. Perché le elezioni non le perde Tremonti da solo ma le perdiamo tutti noi”. Un’argomentazione che ha destato stupore e prestato il fianco alle critiche dell’opposizione, che non senza qualche ragione ha rilevato come è insolito che un ministro attacchi a mezzo stampa un suo collega imputandogli poca sensibilità elettorale a più di due anni dalle elezioni ed in presenza di un carnet piuttosto ampio di problemi ai quali far fronte.

Un testo fertile per i censori quello raccolto da Adalberto Signore: “Quando parlo di rinnovare – dice – lo faccio tanto seriamente che se il presidente mi chiedesse di fare un passo indietro a favore di un giovane non avrei alcun problema a dire di sì”. Questo dopo qualche mese da quando Galan aveva puntato i piedi, e lasciato la ricandidatura alla guida della Regione Veneto solo dopo che gli fu assicurato un posto nell’esecutivo.

Ma al di là di un intervento facilmente inquadrabile nella logica del “tutti contro Tremonti” (“la sua politica dei tagli lineari equivale a non scegliere”) , quello di Galan è un attacco che non può prescindere dallo scontro interno al partito del premier (di cui abbiamo già parlato qui e qui).

Galan si posiziona ovviamente lontano dal superministro dell’Economia, un “socialista che commissaria perennemente il governo”. Ma la sua difficoltà nei confronti di Tremonti deriva più dai recenti dissapori con la Lega, della quale il Divo Giulio è solido fiancheggiatore esterno, che non da considerazioni meramente contingentali. Tremonti, agli occhi di Galan, incarna la sostanza leghista di una politica che, sia pur guardando alle autonomie, è sostanzialmente e solidamente statalista, diffidando del ruolo del capitale quale motore primo della floridità del sistema-Paese.

Difficile dunque annoverarlo al fianco dei ministri di Liberamente, raccolti intorno ad Alfano e Frattini, che contestano apertamente l’influenza dell’inquilino di via XX settembre in ottica post-berlusconiana. Troppo poco fine come sortita, troppo vulnerabile per non voler sparigliare il campo.

Galan sembra piuttosto iscriversi al partito di Martino: più sprint nella riforma dei meccanismi economici, più coraggio nel promuovere le riforme. Certo, l’accortezza di considerare un contesto politico-istituzionale (leggasi vincoli di stabilità e piani di rientro dal debito tanto graditi a Bruxelles) non è quella del professore. Vi si legge più la schiettezza di un politico sano e ruvido che, fino a qualche giorno fa, badava al sodo delle quote latte e degli ospedali da far funzionare.

E che da domani avrà qualche nemico in più.

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