Via Lassini dalle comunali?

By Redazione

aprile 20, 2011 politica

Il “caso Lassini” purtroppo scivolerà via come l’ennesima polemica primaverile di un contesto politico sempre più schizofrenico, la cui frenesia dello sparare a palle incatenate contro l’avversario si nutre compulsivamente della più piccola sfumatura lessicale o comportamentale. Figuriamoci poi se si trova a fare i conti con i pacchiani manifesti affissi ai bandoni elettorali meneghini in cui il sfrontato e grottescamente goliardico “Fuori le Br dalle procure” ha strizzato l’occhiolino agli elettori del capoluogo lombardo per una manciata di ore.

Roberto Lassini, candidato alle prossime amministrative di Milano, si è assunto la paternità politica del gesto, ed è finito impallinato dal fuoco incrociato dell’opposizione e dei suoi stessi compagni di partito, sempre cauti nell’affiancare nelle dichiarazioni ad uso stampa, accanto alla vicenda di Lassini, qualche campione delle corbellerie antiberlusconione (passando da editoriali fortemente antipatizzanti a cartellonistica parlamentare che suggeriva accuse con implicazioni penali), ma uniti nella sostanza: uno così non ce lo vogliamo, deve rinunciare a correre per Palazzo Marino.

“La mia candidatura è incompatibile con la sua” è arrivata a dire Letizia Moratti, prefigurando un suo possibile gesto clamoroso nel caso in cui Lassini avesse perseverato nella sua ostinazione nel non volersi dimettere.E il combinato delle fortissime pressioni da parte dei vertici del suo partito e delle prese di posizione a tutti i livelli, dal Quirinale in giù, contro il suo gesto avventato e di dubbio gusto, ha portato Lassini a ritirarsi pubblicamente dalla competizione elettorale.

Il politico milanese ha pagato due cose. La stupidità di un’iniziativa sgangherata, che non avrebbe mosso consensi di alcun tipo, e che poco sarebbe stata utile nel tentar di compiacere il potente di turno. E la contingenza che lo ha visto fare una sciocchezza in un momento in cui l’asticella dell’accesso al gioco democratico era posta troppo in alto per poter passare sopra ad un insulto involontario ai magistrati freddati dal terrorismo. Il vero problema è che quell’asticella, che dovrebbe essere tenuta da un lato dalla maggioranza e dall’altro dall’opposizione, ma più in generale da tutte le forze politiche, sempre alla stessa altezza, cambi d’inclinazione e altezza a seconda del cambiare del vento politico dell’istante in cui ci si trova ad impugnarla.

L’accesso alla competizione elettorale dovrebbe essere evento difeso e auspicato a prescindere dalle idee del competitor. Una volta decisi in partenza i paletti (l’altezza dell’asticella), le opinioni e le azioni politiche, per quanto balzane, deprecabili e avventate, non dovrebbero essere il pretesto attraverso il quale un’intera società sanziona moralmente un eleggibile prima che esso si sia confrontato con il riscontro popolare. Una sorta di valutazione d’ingresso della presentabilità di un’opinione piuttosto che di un’altra, demandata ad un coacervo non meglio definito di “opinioni autorevoli”, espresse sulla scorta non di una chiara e condivisa sanzione civile o amministrativa – per altro inesistente in questo caso – ma pescando esclusivamente nelle convinzioni personali dell’estensore

Lo diciamo chiaramente: Lassini doveva essere attaccato, smontato, fatto a pezzi per il merito e il metodo di un’idea deprecabile nel contenuto e grezza nel metodo. Forse anche pericolosa.Ma non si doveva metterne in discussione, ex-post, la candidabilità.Ne vale dell’intangibilità delle regole d’accesso alla competizione elettorale liberamente riconosciute dalla nostra comunità, della solidità e della coerenza di un sistema politico che difenda la sempre più sfrangiata sacralità di forme che, in casi come questo, si mescolano inscindibilmente alla sostanza.E che invece sembra sempre più prigioniero del condizionamento emozionale di una piazza che, da una parte e dall’altra, invoca pianto e stridore di denti.

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