Trascurabile felicità

By Redazione

aprile 18, 2011 Cultura

Se il contesto il cui ti trovi è un treno strapieno di pendolari alle 7.20 di mattina, difficilmente si ha voglia di ridere. Per questo, quando succede di sentire qualcuno che  letteralmente si sta sbellicando, è inevitabile girarsi e controllare chi sia il coraggioso. La sorpresa degli astanti si fa stupore nell’individuare che a ridere non è stato un simpatico adolescente guascone, bensì un signore sulla cinquantina che da lì a pochi minuti sarà, presumibilmente, seduto dietro ad una scrivania per alcune lunghe ore. Dopo aver capito chi ha riso, la noia propria del pendolare aumenta la sua intrinseca curiosità e per il resto del viaggio il suo unico obiettivo è scoprire la ragione di tanto sghignazzare.

Lo stupore diventa irrimediabilmente sconcerto quando si scopre che a suscitare il divertimento non è una conversazione telefonica con qualche buontempone ma addirittura un libro. Un libro esile, di poche pagine, che il nostro amico (perché non si può non voler fare amicizia con chi ha l’ardire di ridere in un treno stracolmo) tiene aperto con una mano sola mentre con l’altra si tiene in equilibrio precario per non cadere. Agili torsioni di collo ed insistenti manovre ginniche consentono di scoprire che il testo più desiderato dall’intera clientela Trenitalia ha il titolo eloquente di “Momenti di trascurabile felicità”: in nomen omen. Lo conosco, l’ho letto e provare un’estrema empatia per il cinquantenne dai gusti simili è immediato.

Si tratta infatti di una vera e propria chicca scritta da Francesco Piccolo e pubblicata da Einaudi nel 2010: un compendio sarcastico, acuto e frizzante di situazioni, modi di dire, piccoli e grandi accadimenti che ognuno di noi vive ogni giorno e che sono fonte di lievi e infinite felicità. Guizzi di spregiudicato cinismo conditi con forti dosi di ironia e intelligenza che rendono ogni singolo giorno speciale per una qualche fuggevole circostanza. Vedere in vetrina un paio di scarpe che ti piacciono e scoprire che, siccome è rimasto solo il tuo numero, te le vendono a metà prezzo o il godimento di avere Roma ai tuoi piedi in quei dieci giorni d’agosto in cui tutti partono e tu hai l’immensa fortuna di girare per strade deserte, specialmente di notte, incontrando turisti rapiti da poter guardare mentre pensi “si lo so, sono fortunato perché io vedo questo tutti i giorni”, o avere la possibilità di dire “io te l’avevo detto” e sapere di avere incontrovertibilmente ragione.

Piccolo riassume in poche pagine i tic, le bassezze, le debolezze, le rivincite che accomunano la maggioranza di noi riuscendo a comporre un “perfido ed irresistibile catalogo dell’allegria di vivere” in cui minimi e volatili momenti “accendono i nostri minuti come fiammiferi nel buio”. Impossibile non farsi trascinare, improbabile non ridere e soprattutto non correre con la mente a come ti sentirai bene quando avrai l’occasione di snocciolare il libro davanti ai tuoi amici e vederli ridere a crepapelle.

Se la vita è la somma dei giorni, ognuno di essi dovrebbe essere punteggiato di piccole felicità in grado di soddisfarti e Piccolo ci dimostra di come anche fare la fila alla cassa del supermercato possa trasformarsi in un momento esaltante (ad esempio sentendoti dire dalla cassiera che “sì sta chiudendo, ma va bene passi pure”). Il libro in questione è una perla, un breviario ai limiti delle leggi di Murphy che finisce per regalare ai lettori uno di quei momenti che il titolo stesso ha la cura di prospettare: suscita lo scoppio di ilarità al cinquantenne pendolare e, di conseguenza, anche ai suoi ignari compagni di viaggio.

In un’Italia che non riesce più a ridere di sé stessa, in un paese che sembra non essere più in grado di sperare in una felicità duratura, anche un momento trascurabile può essere una splendida risorsa: ridere individualmente delle medesime cose può essere un modo edulcorato di ridere insieme. Piccolo sembra spingerci in questa direzione: a godere delle cose piccine e lievi, delle vittorie quotidiane, di uno sguardo sincero, di una mano amica, di una battuta di spirito, di un caffè perfetto, di un panorama inatteso, del mare, dell’acqua quando hai sete e di un letto quando hai sonno. Perché una risata ci seppellirà, o magari no.

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