Mr. DiBenedetto, I suppose

By Redazione

aprile 16, 2011 politica

Telefoni che squillano, radio locali che cedono la linea all’inviato a Boston, tifosi con il fiato sospeso e una ventina di giornalisti italiani asserragliati all’ingresso dello studio Bingham al numero 1 di Federal Street. Al 35′ piano dell’elegante palazzo bostoniano siedono gli uomini di Unicredit Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso per concludere l’acquisto dell’As Roma con avvocati e rappresentanti della cordata guidata da Thomas DiBenedetto. Alla mezzanotte italiana ecco la firma sul contratto preliminare seguita da brindisi, torta a forma di pallone e conferenza stampa. Quello che qualcuno ha definito “Il Natale di Roma” si festeggia con la bandiera a stelle e strisce e un fiume di buone intenzioni per il futuro.

Settanta milioni di euro (più 40 di ricapitalizzazione) è la cifra con cui Thomas DiBenedetto, Michael Ruane, Richard D’Amore e James Pallotta si sono assicurati il 67% del club che guideranno insieme a Unicredit, in attesa che la banca ceda la sua quota ad un imprenditore italiano. Intanto l’As Roma può festeggiare una svolta storica che abbraccia l’intero mondo del pallone nostrano, tale da contagiare anche politica e palazzi. La trattativa? Serrata ed estenuante. Piazza Cordusio è andata fino in fondo affrontando un paio di viaggi Oltreoceano (il venditore che va a casa dell’acquirente) e mettendo in gioco la propria credibilità con un affare quantomai delicato. “Se salta tutto all’ultimo minuto, saltano anche le teste della banca”, era il ritornello degli ultimi giorni. Tra DiBenedetto e la Roma si sono frapposti una serie di ostacoli e reticenze, classici mugugni pronti a trasformarsi in lotte sotterranee. Prima è stato il turno della politica romana che avrebbe preferito piazzare il Pdl Gianpaolo Angelucci alla scrivania che fu di Franco Sensi.

Il re delle cliniche private, nonché editore di Libero e Il Riformista, aveva presentato un’offerta subito rispedita al mittente perché inadeguata. Nei mesi di trattativa l’istituto di credito ha ricevuto parecchie pressioni, incassando lo scetticismo del Sole 24 Ore che ha mostrato una certa freddezza verso la cordata americana, vuoi perché “sconosciuta”, vuoi per i contorni di una vicenda piena di rinvii e attese. La sfilata dei vari San Tommaso si è arricchita con il sito Dagospia, il presidente del Palermo Zamparini e il ministro della Difesa La Russa. “La Roma agli americani? Mi è venuto in mente il film di Totò quando gli vendevano la fontana di Trevi”, parola dell’ex colonnello An, interista di ferro. In questi mesi se ne sono sentite di tutti i colori: rosa salmone, innanzitutto. Come il maglioncino con cui si è presentato Thomas DiBenedetto a Roma.

Atterrato a Fiumicino con un volo Alitalia, il tycoon bostoniano ha viaggiato in Economy Class per un inconveniente dell’ultim’ora. Il dettaglio ha fatto il giro di web e radio scatenando maligni in ogni dove. “Questo non ha i soldi nemmeno per viaggiare”, “ma allora è veramente uno sconosciuto”. Chiacchiere e divagazioni che in confronto il bar sport è l’Accademia dei Lincei. Anche perché, dando uno sguardo alla situazione attuale, ci si accorge che la Roma va sempre più giù. Con al timone Rosella Sensi, il club ha accumulato un passivo di 40 milioni di euro e ha una serie di vertenze aperte (90 cause di lavoro), tra cui 5 milioni di euro di diritti d’immagine vantati da Batitusta e 1,2 milioni di prestazioni non pagate alla clinica “Villa Stuart”.

La primogenita di papà Franco, che a Roma ha spaccato la tifoseria e le radio, è stata costretta a farsi da parte dopo aver ereditato un debito di oltre 300 milioni della holding Italpetroli nei confronti della ex Banca di Roma, poi Capitalia, oggi Unicredit. Addio agli stabilimenti petroliferi, le piattaforme, i terreni e pure l’As Roma: l’asset più prezioso del forziere Sensi. Ricevuta più volte a Palazzo Chigi dall’amico di famiglia Gianni Letta, l’ormai ex presidentessa non è riuscita ad evitare la cessione della sua Roma ma potrebbe presto arrivare allo scranno più alto della Lega Calcio grazie all’appoggio del sodale Adriano Galliani.

Nel frattempo gli americani sbarcheranno a Roma, nonostante i maligni, nonostante la politica. Il premier Berlusconi s’è portato avanti col lavoro dando il benvenuto a DiBenedetto, prossimo presidente giallorosso, augurandogli “di avere i successi che ho avuto io col Milan”. Lo Zio Tom ha ringraziato mettendo le mani avanti perché “il Milan ha vinto in un periodo in cui si poteva spendere tanto. Ora pensiamo a sistemare il bilancio e seguire le regole del fair play finanziario”. Gli americani vogliono far business e hanno in mente una rivoluzione per Trigoria. Dalla costruzione del nuovo stadio (con centro commerciale, campi sportivi e appartamenti) al merchandising, passando per la valorizzazione della squadra. La nuova Roma è in naftalina, pronta al decollo: il primo compito sarà convincere scettici e politici che il sogno americano è possibile anche all’ombra del Colosseo.

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