Martino e lo spirito del ’94

By Redazione

aprile 15, 2011 politica

“Berlusconi torni allo spirito del ’94”, invocava Antonio Martino intervistato due giorni fa da Vittorio Macioce sulle colonne del Giornale. Un uomo antico, di spessore, che non ha mai abbandonato il sogno di lanciare quella palla di neve che avrebbe dato il via alla valanga della rivoluzione liberale nel nostro Paese. Il progetto, la narrazione immaginifica berlusconiana di un’Italia che non c’era e che la nuova rampante e gioiosa classe dirigente azzurra voleva costruire in quattro e quattro otto.

Proclami rimasti lettera morta, se dopo più di quindici anni le roboanti promesse vertono ancora sullo strutturale abbassamento della pressione fiscale e su una radicale riforma dell’ordinamento giuridico. Ma che sono rimasti pensiero fisso di un uomo che rifiutò di sedere sulla poltrona di ministro dell’Economia perché, come gli suggerì sibillino Milton Friedman, suo maestro, “un intellettuale è fedele solo alle proprie idee, un politico non lo è nemmeno ai propri compromessi”. Decise di accettare prima gli Esteri, poi, nel 2001, la Difesa. Per mantenere il suo impegno con i propri elettori e per non lasciare incompiuta la propria azione di ministro, declinò nel 2005 l’offerta di Segretario generale della Nato.

Quando ieri Martino ha preso l’ascensore di Palazzo Grazioli c’era sì da aspettarsi, visti i tempi che corrono, che il suo incontro con Berlusconi vertesse intorno alla lotta di potere che sembra deflagrata all’interno del Pdl. Ma ci si poteva anche immaginare che non volesse mescolarsi in una lotta fatta molto di politics e poco di policies. Di temi ad ampio respiro, di quelli che possono incidere sulla vita dei cittadini, dei quali Martino è sempre stato appassionato.

Forse sorprendendo il premier, o forse no, dato che non è la prima volta che l’ex ministro si incontra con il Cavaliere in presenza di Moles, Martino ha ribadito in modo chiaro e puntuale di voler rimanere fuori dalla girandola di poltrone che seguirà la battaglia interna. Ma ha posto con decisione sul tavolo due memorandum, che ritiene irrinunciabili. Un progetto di riforma della giustizia e uno del fisco. Due cardini fondamentali nella visione martiniana dell’Italia che verrà, due progetti di riforma seri e rivoluzionari (nell’accezione democratica del termine), tenuto conto dell’estensore, che la maggioranza dovrebbe mettere al centro della propria azione politica all’indomani delle amministrative.

Se i rinnovati intenti riformisti del premier sono sinceri, Berlusconi avrà poche scuse nel non dare seguito alle proprie promesse, potendo farsi forza di una sponda così autorevole. E stimata a Palazzo Chigi, visto che il Cavaliere avrebbe incaricato Bonaiuti di pianificare una maggior presenza televisiva dell’economista che è stato un fiore all’occhiello degli azzurri, poi per troppo tempo messo in naftalina.

Più interessato al merito che non al metodo, il duo ha comunque proposto un terzo memorandum, che delineerebbe una bozza di riassetto del partito. Sul contenuto vige ancora uno strettissimo riserbo, ma sembra che le proposta costruita da Moles e appoggiata da Martino abbia intercettato l’attenzione di Berlusconi, e che sia in queste ore allo studio del suo staff.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *