Il ruggito di Matteoli

By Redazione

aprile 14, 2011 politica

Proseguono a spron battuto le grandi manovre all’interno del Pdl. In Transatlantico si rincorrono le voci di una lunga serie di azzurri che hanno visto come fumo negli occhi le dichiarazioni del premier al Guardian, (lo potete leggere tradotto cliccando qui), che ha lanciato la volata ad Alfano come principale candidato alla sua successione, nonostante la consueta smentita di rito di Bonaiuti.

La cena di ieri sera, con lo stato maggiore del partito riunito a tavola da Cicchitto, dopo i mal di pancia dei giorni scorsi, dovrebbe aver contribuito a rasserenare un clima che inizia a surriscaldarsi. Ma le parole del premier sono piombate come un sasso in uno stagno, le cui turbolente acque rischiano di giorno in giorno esondare dai limiti del pacifico confronto interno. È in quest’ottica che sta emergendo sempre più insistentemente l’ipotesi dei “gruppi federati” al Pdl, di cui ieri vi davamo conto. E si delineano con maggior chiarezza i confini di un’area dello scontento i cui nomi girano già da qualche giorno.

In un ristorante in pieno centro a Roma, mercoledì sera Matteoli ha infatti siglato con il sindaco di Roma Gianni Alemanno e con il senatore Andrea Augello un accordo mirato a mettere in discussione l’influenza di quella che fu la corrente aennina di Destra Protagonista all’interno del Pdl. Insieme ad una trentina di deputati (“Ma, contando gli assenti, siamo molti di più”, afferma uno dei commensali), i tre hanno messo a punto una strategia d’attacco che mira a mettere in discussione il ruolo di La Russa quale coordinatore del partito in quota An. “Non vogliamo fare la guerra a nessuno – ha affermato Matteoli, capofila dello scontento – ma andremo serenamente da Berlusconi a dire che quel coordinatore non ci rappresenta più, non parla a nome nostro. Serve fare un passo avanti”.

Se questo non è tintinnar di spade, poco ci manca. Probabilmente sarà decisiva la presa di posizione di Gasparri. Il capogruppo dei senatori ha svolto in queste ore un ruolo da mediatore. Ma se la sua vicinanza al ministro della Difesa dovesse far pendere in quella direzione il piatto della bilancia, difficilmente il Presidente del Consiglio potrà accogliere in toto le richieste dei frondisti. Che ripropongono, nella sostanza, il vecchio scontro di potere che vedeva Nuova Alleanza (Matteoli) e Destra Sociale (Alemanno e Augello), perennemente all’opposizione proprio di Destra Protagonista, la corrente della coppia Gasparri/La Russa.

Nella quale coppia, però, premier ripone estrema fiducia, pur essendo rimasto molto infastidito delle ingenuità del coordinatore sulla vicenda dell’insulto in aula (poi smentito) a Fini, che ha recato l’ennesimo danno d’immagine ad una maggioranza già in apnea, e ha ritardato l’iter di approvazione della prescrizione breve. La richiesta di Matteoli, di convocare congressi nazionali e regionali in autunno, viene vista  a Palazzo Chigi come una stanca liturgia da Prima Repubblica, e difficilmente Berlusconi vorrà gravare il partito con una complicata battaglia congressuale.

Quella affrontata con Alemanno e Augello, sembra così una partita che non si gioca, se non marginalmente, sul campo della successione al premier, in questo periodo molto molto ben frequentato, ma che sembra non interessare Matteoli.

L’obiettivo è piuttosto quello di recuperare margini di manovra all’interno del partito, a scapito dei vecchi avversari di sempre. Se non dovessero riuscirci, darebbero seguito all’ipotesi del movimento federato? “È presto, questi discorsi si faranno a conclusione delle riflessioni che seguiranno le amministrative”, afferma il commensale matteoliano.

Il Cavaliere è avvertito: se non disinnesca la miccia, l’ennesimo smottamento estivo è dietro l’angolo.

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