Giù le mani dal cowboy poeta

By Redazione

aprile 14, 2011 Esteri

Che mi venga un colpo: si fa poesia nel West ed è già polemica negli States. I tagli della finanziaria 2011, approvata in extremis nel weekend, possono far male, ma sono necessari. Meglio ingegnarsi, quindi. Inutile girarci intorno.

È venerdì quando il leader dei parlamentari democratici, il senatore del Nevada Harry Reid, definisce “tanto infuocata quanto meschina” la proposta avanzata dai Repubblicani di eliminare la National Endowment of Arts, l’agenzia federale che sostiene progetti artistici considerati di eccellenza. Perché – dichiara – tra i programmi sostenuti dall’Agenzia rientra anche il “cowboy poetry festival”. Il festival dedicato ai cowboy-poeti, che si tiene ogni anno dal 1985, nella città di Elko, roccaforte repubblicana. Un evento tra i più seguiti in America.

Rivoluzione culturale? Improvvisamente la subcultura western è al centro delle preoccupazioni dell’intellighenzia-dem. “Molto strano”, replicano i parlamentari repubblicani, in particolare quelli vicini ai  Tea Party. È bene ricordare, infatti, quale sia stata fino ad oggi la posizione dei democratici nei confronti del selvaggio west.

Dal film alla colt, le tradizioni e gli svaghi di questa parte di America sono stati da sempre considerate uno scandalo. Le rozze abitudini del mountain man vengono brutalmente stroncate, giudicate inadeguate per il Paese più civilizzato al mondo. Qualcosa di cui vergognarsi. Questa America, quella vera, ma da serie B lontana dalle metropoli costiere e dalle Ivy League (le otto università più prestigiose degli Stati Uniti, tradizionale palestra per le future menti liberal) non è mai stata baciata dal raffinato culto estetico del democratico medio.

Ma i problemi tipici di una campagna elettorale, ormai alle porte, iniziano a farsi sentire e le critiche contro l’uomo conservatore, arretrato e razzista sbiadiscono. Qualcosa sembra ronzare nella testa di Reid, una strategia: è tempo che lo snobismo e le chiacchiere sull’inutilità, sull’anacronismo del cowboy lascino spazio a un pizzico di propaganda. In fondo, non interessa a nessuno del mandriano, ma lo si difende quando può essere utile. Reid attacca i Repubblicani, ma della cultura e degli ideali del vecchio west gli interessa poco. Il mito della frontiera, della corsa all’oro, della scommessa dell’individuo verso l’ignoto oltre lo Stato? Non prendiamoci in giro: non è mai stata una questione di identità. E’ la politica, bellezza!

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