Come ti costruisco una lobby

By Redazione

aprile 14, 2011 politica

In Italia tutti hanno sentito parlare almeno una volta di lobby. Non tutti, però, sanno cos’è davvero. Dal termine latino lobia, che significava “loggia, corridoio”, all’anticamera dell’House of Commons inglese fino all’identificazione del termine con quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare gli esponenti politici, è nell’Inghilterra del XIX secolo che l’attività di lobbying viene identificata e riconosciuta come la professione dei lobbisti. Negli Stati Uniti l’attività di lobbying è addirittura tutelata dal famoso Primo Emendamento della Costituzione, che proclama libertà di stampa e di opinione e vieta di promulgare leggi che limitino la libertà di fare petizioni al governo. Che poi in sostanza è quello che fanno i lobbisti. Nell’Unione Europea l’attività è più che mai fiorente, con oltre 15mila impiegati nel settore.

E in Italia? A lungo qui la professione del lobbista è stata vista con sospetto. Le cose stanno cambiando, anche perché ora più che mai diventa necessaria, se non indispensabile. Con la riforma del Titolo V della Costituzione e l’avvento del federalismo i centri decisionali del Paese si stanno lentamente, ma inesorabilmente, spostando. Nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una crescente erosione dell’attività legislativa del Parlamento con la conseguente devoluzione di molteplici competenze alle Regioni e un accrescimento esponenziale della loro capacità legislativa. I territori sono diventati il fulcro del policy making italiano. Una ricerca di Reti, prima società italiana di Lobbying, Media & Public affairs, mette a confronto i dati ufficiali sull’andamento della produzione legislativa dal 2004 al 2010: le leggi regionali sono aumentate da 665 a 737, quelle nazionali diminuite da 32 a 18.

Nel nuovo scenario sono le Regioni e l’Unione Europea i centri del potere. Ecco perché c’è sempre maggior bisogno di lobbisti preparati, al passo con le novità, in possesso di tutti gli strumenti culturali e professionali per svolgere il proprio lavoro in maniera impeccabile. E’ il nuovo scenario politico-istituzionale nazionale e internazionale a chiederlo, con un trend positivo che continuerà nei prossimi anni, offrendo nuove opportunità occupazionali a chi voglia cimentarsi con questo mestiere. Chiaro, però, che in questo contesto non c’è assolutamente spazio per l’improvvisazione. Tant’è che ci sono corsi ad hoc per preparare i giovani laureati a questo mestiere, come quelli organizzati da Running, in collaborazione con Reti, in ” Comunicazione, lobby e politica” che per questa 22sima edizione ha ottenuto il patrocinio di Ferpi, segno dell’attenzione del mondo professionale a queste tematiche e la prima edizione del corso ” Local Government” che ha l’obiettivo di  fornire l’intera “cassetta” degli attrezzi necessaria per chi vuole intraprendere un’efficace attività di lobby a livello regionale e locale. Infatti il lobbysta di oggi, in giro tra Bruxelles, i capoluoghi di Regione e Roma, non è solo un laureato in giurisprudenza o scienze politiche: deve avere competenze specifiche richieste dal mercato, come la scrittura di leggi, emendamenti, analisi e studio della legge finanziaria e attraverso il monitoraggio continuo dei provvedimenti comunitari e nazionali, la mappatura dei decisori e l’elaborazione di un position paper.

* Per maggiori informazioni, potete contattare Stefano Ragugini allo 06-98232401 oppure scrivere a s.ragugini@runningonline.it. Il miglior curriculum inviato da un candidato che specificherà di essere lettore di Notapolitica.it potrà ricevere una borsa di studio pari al valore del 50% su uno dei prossimi corsi promossi da Running.

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