La fronda dei “malpancisti”

By Redazione

aprile 13, 2011 politica

Cambiare tutto perché tutto torni come prima. Rimasticando un po’ l’adagio gattopardiano, si potrebbe in due parole inquadrare in questo modo lo scenario che, ad incrociare più d’una autorevole fonte, potrebbe delinearsi nel centrodestra italiano. Ma sarebbe un quadro d’insieme forzato e non rispondente al vero se non in apparenza. Ma andiamo con ordine.

“Denis Verdini ha incontrato il gruppo dei responsabili rassicurandoli sul loro futuro di forza politica “federata al Pdl”, anticipando così, pare, una possibile riforma del partito di cui tuttavia non si discute molto”. Così scriveva Salvatore Merlo, informato notista politico del Foglio, sulla prima pagina del quotidiano di ieri. Fra i tre o quattro spunti contenuti in poche righe, è sicuramente quello dell’idea che, accanto al Pdl, possa marciare una “forza federata” il più interessante.

Sembrerebbe, infatti, che l’idea non sia una semplice caramella somministrata da Verdini per calmare i mal di pancia delle mille anime che compongono il corpaccione di Scilipoti&Co. L’esigenza sarebbe quella di creare, a latere del Pdl, con gruppi parlamentari separati e una propria autonomia d’organigramma un contenitore che argini uno smottamento di entità non catastrofica ma nemmeno da sottovalutare, che starebbe avvenendo alla sinistra del Pdl e alla destra di Fli. Perdersi per strada qualche pezzo per controllare, sia pur indirettamente, un soggetto che allarghi il raggio d’azione degli azzurri.

Sarebbe stato Adolfo Urso a tirare il sasso che sta scatenando una valanga. Dopo qualche settimana in attesa di chiarimenti da parte di Fini, l’ex viceministro ha capito che quelli di Bocchino non sono semplici strappi in un gioco al rialzo fra le varie anime del partito, ma costituirebbero a grandi linee la summa della linea dello stesso Presidente della Camera.

E in un partito del genere Urso non se la sentirebbe proprio di stare. Ma, per una questione di dignità politica, non può fare mestamente ritorno all’ovile berlusconiano. Starebbe invitando i suoi a mantenere un profilo basso, aspettando il dopo-amministrative per la resa dei conti.

Il disagio di Urso è andato ad incrociare quello del senatore Augello, sempre molto attivo nella zona di frontiera tra Pdl e finiani. Rimasto fra gli azzurri quando tutti lo davano in uscita già in estate, Augello si sarebbe convinto a fare i bagagli: mal tollererebbe la componente La Russa/Gasparri, rea, a suo dire, di aver fagocitato tutte le poltrone che dovevano spettare agli ex An dopo la fusione. Ancora non è certo se si trascinerà dietro o meno il sindaco di Roma Alemanno, del quale è stato grande elettore e che sembra digerire sempre meno la linea imposta da Berlusconi al partito, ma il cui legame con il ministro Tremonti sembra per ora ancorarlo al Pdl.

Di sicuro lo seguirà Matteoli, che viene descritto sempre più ai ferri corti con il ministro della Difesa. Un quartetto destinato a rimettere in piedi una sorta di An post litteram. Ecco spiegata l’esigenza di dare vita a “gruppi federati” contigui al Pdl. Autonomia per i tanti malpancisti a vario titolo nel cetrodestra.

Tranne sotto elezioni, ovviamente. Le percentuali da zerovirgola che i federati raccoglierebbero sarebbero un suicidio. Ecco così che davanti agli elettori il Pdl, pur avendo allargato il proprio orizzonte politico attraverso un complicato gioco di alleanze, si presenterebbe compatto.

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