Quel razzista del Berluska

By Redazione

aprile 12, 2011 politica

Ieri l’altro Berlusconi ha pronunciato le seguenti parole: “Altro che Unione europea. Con questa opposizione finiamo nell’Unione africana”. È insorta la segreteria democratica. “Parole inaccettabili che si commentano da sole”, ha chiosato caustico Pierluigi Bersani. “Attiveremo tutti i canali necessari affinché il Presidente del Consiglio venga in Parlamento a riferire”, ha fatto sapere Dario Franceschini, mentre per il presidente del Pd, Rosy Bindi, sono solo “gli ultimi colpi di coda di un uomo da anni poco lucido”.

Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro è arrivato ad invocarne le dimissioni: “In un Paese civile, queste parole sono atti irricevibili dai cittadini per bene, e avrebbero già condotto il Presidente del Consiglio a levarsi di mezzo, metaforicamente parlando”. Ma l’inaudita gravità delle parole di Berlusconi ha fatto sollevare anche un coro di disapprovazione da parte della società civile. “Noi in Africa operiamo da decine di anni – ha commentato il portavoce per il Corno d’Africa di Medici senza frontiere – e riscontriamo, fra il personale tecnico, i medici, ma anche tra gli stessi pazienti, un grado di civiltà e disponibilità a conoscersi e scambiarsi know-how nettamente più elevato che tra tanti cittadini comunitari”.

Sprezzante anche Gino Strada, per il quale “dopo la stronzata contro l’Islam e quella sui poveri africani, la prossima a chi toccherà? Ai giapponesi?”, mentre Ben Ammar, imprenditore tunisino storicamente vicino al premier, invitato in trasmissione da Gad Lerner non se l’è sentita di prendere parte allo sparuto coro in difesa dell’intemerata.

L’Unione africana ha convocato un vertice straordinario per decidere i passi diplomatici da compiere, ritenendo, come è trapelato da un comunicato ufficioso, “che le parole implicitamente razziste pronunciate dal leader di uno dei Paesi più sviluppati del mondo non possono non portare a una protesta formale”. Sono già dodici le ambasciate accreditate a Roma che hanno chiesto spiegazioni alla Farnesina.

Il filosofo Bernard Henry-Levy, intervistato sull’argomento da La Stampa, ha detto che “è ottuso tentare di esibire in modo così sfacciato una presunta superiorità antropologica su base genericamente continentale. Quando noi abbiamo deciso di attaccare la Libia, ci siamo prima appositamente premurati di essere ben chiari sull’argomento, comprendendo la scivolosità e la pericolosità di tali argomentazioni”.

E sempre rimanendo alla stampa nostrana, a largo Fochetti Scalfari ha deciso di anticipare ad oggi il proprio editoriale, di consueto riservato alla domenica, firmato per l’occasione a quattro mani con l’esponente del Pd Paola Concia. Eloquente il titolo: “La triste caricatura dell’elitarismo platoniano”. Sempre su Repubblica, per D’Avanzo le parole del premier costituirebbero un’implicita confessione che il termine “bunga bunga” sarebbe riconducibile a frequentazioni illecite del premier con giovani modelle africane.

Una serie di commenti plausibilissimi, se Berlusconi avesse pronunciato quelle parole. Invece non è andata così. È andata invece che Pierluigi Bersani, l’altro ieri, si sia lasciato sfuggire un: “Altro che Unione europea. Con questo governo finiamo nell’Unione africana”.

Di seguito i commenti indignati che le sue parole hanno suscitato.

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