Due assenti alla cena dell’amore?

By Redazione

aprile 12, 2011 politica

Discreti mal di pancia in casa Pdl. Sono stati provocati dalla cattiva digestione della cena di giovedì scorso della componente del partito che fa capo a Liberamente, il network animato dal giovane ministro della Giustizia Angelino Alfano, che sta scalando sempre più posizioni nella griglia che conduce alla pole position per il dopo-Berlusconi.

Oltre che una preoccupazione, per così dire, di prospettiva, quello che ha provocato fastidio nelle componenti del partito che non si riconoscono nelle posizioni di Alfano sono state le indiscrezioni trapelate, anche sulla carta stampata, concernenti una sorta di strategia di accerchiamento nei confronti del ministro Tremonti.

“Se sta con noi – è il ragionamento di Liberamente, che annovera tra le sue fila tutta (o quasi) la generazione dei quarantenni ex azzurri, dalla Gelmini alla Prestigiacomo, passando per Fitto e per la Carfagna – ci consegna le chiavi per la successione. Se sta contro di noi, giocando una partita propria o per conto terzi, va sterilizzato”. Una volta uscito sulle prime pagine dei quotidiani, un ragionamento del genere non poteva che creare scompiglio nella compagine azzurra.

Paolo Romani, tra i grandi vecchi, insieme al ministro degli Esteri Frattini, vicini ad Alfano, è corso ai ripari. Si replica domani, di nuovo tutti intorno ad un tavolo. Ma questa volta proprio tutti, dai peones di Liberamente ai tremontiani eterodossi (che vanno dal sindaco di Roma Alemanno al presidente della Regione Lombardia Formigoni), dagli ex An La Russa e Meloni ai vertici parlamentari del partito Gasparri e Cicchitto, che, pur tra gli invitati della cena di giovedì scorso, si sono per ora tenuti prudentemente fuori dalla mischia.

Una sorta di vertice di partito allargato, che mira a riportare serenità tra le fila dei berluscones, e a convincere, attraverso l’azione del grande mediatore Romani, che il movimentismo di Alfano sia da interpretarsi esclusivamente come legittima attività di lobbying di un ministro con tante idee e molta voglia di vederle realizzate.

Ma se un’insalatina e un buon digestivo saranno sufficienti a placare animi che pare si siano surriscaldati e non poco è tutto da vedere.

Segno della tensione palpabile in casa azzurra è, paradossalmente, un riavvicinamento. Quello che sta avvenendo tra lo stesso Tremonti e Scajola, visti insieme ieri a discorrere fittamente alla bouvette della Camera. Un dialogo serrato, dopo che, negli ultimi dieci anni, è corso il gelo tra il gran manovratore delle finanze pubbliche e l’uomo che ha avuto per un lungo periodo in mano le chiavi del partito, e che, dopo qualche mese di appannamento, mira a gettare nuovamente sul piatto tutta la propria forza contrattuale, misurabile, ad oggi, in una sessantina di parlamentari e in una collaudata esperienza nel veicolare il consenso elettorale. Un sodalizio Scajola-Tremonti, la cui solidità è comunque tutta da dimostrare, non può che preoccupare chiunque miri ad occupare la poltrona che oggi è del Cavaliere. Fonti vicine all’ex-ministro dell’Interno, per di più, hanno lanciato un fastidioso tam tam sull’intenzione dei due di disertare la cena di domani. Ipotesi irrealistica perché segnerebbe l’inizio formale di una guerra in casa Pdl, in un momento in cui non sembra far comodo a nessuno, ma evidente segnale di come, sotto la cenere della coesione e del muro contro l’opposizione, covi una brace robusta e duratura.

Se le posizioni, da qui ad un anno, dovessero consolidarsi, che sia o meno Berlusconi il prossimo candidato premier del centrodestra (fattore comunque tutt’altro che irrilevante), nel Pdl si confronterebbero sulle candidature, su un futuro ipotetico governo e comunque, più in generale, sulle scelte strategiche, due gruppi omogenei e agguerriti. Il primo con Alemanno, Formigoni, Scajola a ruotare intorno al perno Tremonti, che ancora non ha fatto intendere se voglia giocare la partita in prima persona o continuare a svolgere il ruolo del grande tessitore. Il secondo composto dalla generazione dei quarantenni, insieme a Romani, Frattini e Cicchitto, con l’arma, non secondaria, del volto e dell’anagrafe di Alfano come possibile uomo di punta.

L’ago della bilancia saranno, nei prossimi mesi, i due ex colonnelli di An, Gasparri e La Russa, le cui posizioni di intransigenza berlusconiana negli ultimi mesi si sono intiepidite. Oltra all’onnipresente Denis Verdini. E tra lui e il Divo Giulio, si sa, non scorre buon sangue.

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