Rai: la guerra delle nomine

By Redazione

aprile 11, 2011 politica

La musica è inceppata e il valzer delle nomine non riparte. Nel suo ultimo incontro, il consiglio d’amministrazione della Rai, tra le voci di un Masi in via d’uscita e i continui veti incrociati, non è riuscito a chiudere neanche la fondamentale partita dei palinsesti. E da settimane ormai cerca il giusto incastro dopo le dimissioni di Mario Orfeo dalla direzione del Tg2. L’interim del secondo telegiornale al vicedirettore Mario De Scalzi, anziché chiudere la partita, ha provocato malumori e tensioni, soprattutto all’interno dell’area di maggioranza.

A cercare nuovi spazi sono in primo luogo gli ex-An rimasti all’interno del Pdl, che ambivano alla poltrona lasciata vacante dal neo direttore del Messaggero. Seppure considerato un “moderato” e forte del suo passato a Repubblica, Orfeo era stato fortemente voluto dal ticket Bocchino-Carfagna. Prima ancora, il posto era di Mauro Mazza, oggi direttore di RaiUno, da sempre uomo di An.

Il candidato giusto sembrava esserci: Gennaro Sangiuliano. Arrivato al Tg1 come vicedirettore con Augusto Minzolini, il rampante ex direttore del Roma si è ritagliato un ruolo sempre più forte all’interno del primo telegiornale, fino a conquistare la firma dell’edizione delle 20 e a diventare il più fidato consigliere del direttore, scalzando la diretta concorrenza degli altri vice in quota maggioranza come Susanna Petruni e Claudio Fico, e di Fabrizio Ferragni, che seppure rimasto in quota centrosinistra anche nel post-Riotta, ha avuto un periodo d’oro nel primo anno di Minzolini.

Un altro fronte, però, era già aperto da mesi. Ai tempi delle precedenti nomine, come molti ricorderanno, per la direzione di RaiDue era stata designata Susanna Petruni. La giornalista, per anni al seguito del premier e molto benvoluta da Paolo Bonaiuti, si era poi dovuta “accontentare” della vicedirezione del Tg1 e della conduzione dell’edizione delle 20 per la caparbietà di Antonio Marano e per non irritare eccessivamente la Lega. Lega che è tornata in pista anche questa volta, presentando il nome di Gianluigi Paragone, ex direttore della Padania e conduttore del talk show “L’Ultima Parola” su Raidue.

La Petruni sembra inizialmente la candidata meno forte, un po’ perchè sarebbe un’altra direzione molto filo-berlusconiana dopo quelle di Minzolini al Tg1 e di Antonio Preziosi al Giornale Radio, un po’ per la sua scarsa esperienza in ruoli dirigenziali. E invece finisce per sbaragliare la concorrenza. Masi presenta un pacchetto che contiene una serie di proposte a “effetto domino”: Petruni direttore del Tg2, la vicedirezione del Tg1 a Franco Ferrero (giornalista di Sky in quota Lega) e la promozione a vicario per Sangiuliano.

Sembra tutto fatto. Ma ancora una volta il Cda si blocca. E non certo per le vibrate (e scontate) proteste dei due membri di minoranza Rizzo Nervo e Van Straten. La partita si gioca all’interno della maggioranza e, al di là delle sorti della tv pubblica, potrebbe essere lo specchio di una situazione politica molto più profonda e complessa di quanto possa apparire.

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