La Libia, Obama e i neo-con

By Redazione

aprile 11, 2011 Esteri

«Il principio alla base dell’intervento militare in Libia è che quando la comunità internazionale dice quasi all’unanimità che si rischia una crisi umanitaria e che un leader ha perso la propria legittimità, non possiamo semplicemente rimanere a guardare con la bocca piena di parole vuote». Queste sono le parole con cui, dal Cile, il presidente americano Barack Obama ha spiegato la decisione di intervenire nel conflitto fra Bengasi e Tripoli. Il giorno dopo, sulle colonne di quotidiano liberal, l’ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite John R. Bolton gli ha risposto: «Il concetto espresso da Obama può al massimo legittimare la “responsabilità di proteggere”, una dottrina che non ha alcun contatto con gli interessi nazionali americani. Questa “responsabilità”, inoltre, si auto-limita. Perché non usiamo la forza per proteggere i nordcoreani, che da decenni subiscono una dittatura terribile? Perché non usiamo la forza per proteggere lo Zimbabwe da Robert Mugabe? E che dire di siriani, iraniani, tibetani…?».

È molto triste per me dirlo, dato che non sono quasi mai d’accordo con uno dei massimi esponenti della dottrina neo-con, ma questa volta Bolton ha ragione. Dal suo rifugio sicuro all’opposizione, l’ex falco dell’amministrazione Bush ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’ipocrisia statunitense, quanto meno in politica estera. Si va in Libia, anche questa volta, per il petrolio. Non certo per i diritti umani dei libici.

Davanti a quanto succede a sud della Sicilia si ha sempre più l’impressione, tra l’altro, che il nostro aiuto non sia poi così efficace: in parole povere, il Colonnello sta vincendo ma non si deve dire troppo ad alta voce. Allora è facile scomodare l’intervento umanitario, salvo poi non applicarlo laddove i diritti umani sono veramente carta straccia. Personalmente, non ho apprezzato molto il duplice mandato del presidente cow-boy; ma almeno, gli va riconosciuto, era esplicito nei gesti e nelle parole. Non come Reagan, d’accordo, ma insomma… Vista da un arabo, era almeno il nemico da abbattere.

L’attuale inquilino della Casa Bianca non è niente. Non è un nemico ma manda gli aerei, vuole chiudere le guerre ma aumenta i soldati di stanza, cede la propria leadership sulla scena internazionale ma avoca a sé – e non al Congresso – il diritto di decidere se e come intervenire. Potrei tollerare uno sceriffo mondiale, se si presentasse come tale. Se si nasconde dietro una maschera umanitaria, però, va denunciato. In quanto ipocrita e, probabilmente, molto ma molto confuso.

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