Il mistero degli anti-Tremonti

By Redazione

aprile 11, 2011 politica

Sulla porta dell’hotel Majestic i ministri ex forzisti si sono lasciati con un patto ben preciso: tutti ma non Giulio. Che Berlusconi vada, prima o dopo, sostituito è ormai cosa certa. Chi debba prendere il trono di Palazzo Chigi, ad oggi, è però un rebus difficile da risolvere.

Giulio Tremonti sarebbe il candidato perfetto per autorevolezza, rapporti con la Lega e peso politico in Europa. Peccato, però, che su di lui si stia per abbattere l’uragano frondista dei quarantenni. Gelmini, Alfano, Fitto ma anche Carfagna, Romani, Prestigiacomo, Frattini;  un fuoco di fila che punta ad una cosa soltanto: uccidere (politicamente) Giulio Tremonti.

Detta così parrebbe semplice: da un lato ci sono gli ex an (La Russa, Matteoli, Gasparri), da un lato gli ex forzisti (Alfano, Gelmini, Frattini) e libero di muoversi sui palcoscenici a lui più congeniali ci sarebbe Giulio Tremonti. Non è così semplice come sembra e per ricalibrare al meglio le geografie pidielline occorre ritornare all’hotel Majestic, alla riunione dei ministri autoconvocatisi in Conclave. Gli ex forzisti non c’erano tutti. Mancavano, infatti, tre ministri non di secondo piano: Maurizio Sacconi, Giancarlo Galan e Renato Brunetta.

Ad accomunarli la provenienza territoriale (sono tutti e tre veneti) e non certo un feeling particolare con il titolare di Via XX Settembre (Galan e Brunetta, sopra gli altri, sono tra i più puntigliosi critici del tremontismo). Perché, quindi, ad una riunione di ex forzisti anti-Tremonti mancano proprio tre ex forzisti potenzialmente contrari al Divo Giulio? Mistero. Voci molto serie raccontano di un progetto di ampio respiro guidato dai tre assenti e che punterebbe alla realizzazione di una federazione sul modello che era stato in grado di stravincere le elezioni del 2001: una Casa delle Libertà con dentro tutte le forze moderate, da Forza Italia ad An passando per Udc e Lega. Fini, così, sarebbe isolato e reso innocuo.

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