Futuristi senza futuro?

By Redazione

aprile 11, 2011 politica

Una triste deriva, quella di Futuro e Libertà per l’Italia. In pochi mesi, da ago della bilancia del Parlamento, il movimento nato dalla scissione estiva della costola del Pdl rimasta fedele a Fini si è man mano marginalizzato.

Tanti, e più autorevoli di noi, hanno discusso largamente su ciò che di positivo e di negativo ha prodotto finora l’esperienza futurista: falchi e colombe, Bocchino e Urso, destra o sinistra, antiberlusconismo o neutralismo. Tutte questioni che hanno attraversato trasversalmente il costituendo partito, e che sono risuonate fragorosamente sui media locali e nazionali, che hanno visto per qualche settimana Fli quale unico possibile elemento di frattura in una legislatura condannata alla stagnazione.

Al di là dell’analisi politica contingente, l’apparente schizofrenia delle posizioni assunte dai finiani in questi mesi, non ultime le “Sante Alleanze” propugnate in alcuni contesti locali dopo le assicurazioni che “Mai, con il Pd e la sinistra non abbiamo nulla a cui spartire”, questa apparente schizofrenia, dicevamo, deriva anche da una serie di elementi contestuali dei quali non si può fare a meno di parlare.

1) Collocazione parlamentare: Fini e i suoi hanno sempre detto di voler costituire quella pattuglia di destra democratico-liberale che, per insipienza o contraria volontà, Berlusconi non ha mai saputo animare. Un bel problema, visto che, per storia personale, non basta il lustrino di Della Vedova per far cambiare linea ad un corpaccione largamente proveniente dalle fila dell’ex-Msi, tanti dei quali dalle posizioni sociali dello storico movimento della destra italiana.

2) Collocazione mediatica: C’è poco da fare, la potenza mediatica del Cavaliere è difficile da contrastare. Impossibile farlo argomentando complicati posizionamenti di merito sulle questioni specifiche in discussione in Parlamento. Molto più facile assumere posizioni di netto contrasto rispetto a quelle degli azzurri, che hanno più presa e conquistano più simpatie tra la gente. E’ il consenso, bellezza.

3) Numeri: Diciamolo, nel voto di fine dicembre Fini pensava di essere decisivo. Fli ha subito un doppio smacco. Da un lato ha visto svanire un enorme potere d’interdizione che pensava di poter avocare a sé, emarginandosi al ruolo di un Udc privo, tra l’altro, di consenso elettorale. Dall’altro ha restituito Berlusconi l’immagine del vincente, del districatore di questioni complicate. E scusate se è poco.

4) Legge elettorale: Vista inizialmente dagli uomini di Fini come il male assoluto, sic stanti bus rebus il Porcellum è l’unica architettura elettorale che potrebbe permettere al Terzo Polo di esercitare il ruolo di arbitro nel corso della prossima legislatura, dato all’assoluta imprevedibilità dei numeri al Senato. Quella che prima era considerata un’issue irrinunciabile da parte di tanti, oggi è un non-problema: meno se ne parla, meglio è.

5) Prospettive: Sì, a livello locale si possono fare accordi sia con il Pd che con il Pdl, ma alle prossime elezioni politiche un’alleanza con i primi alienerebbe a Fli l’intera propria base di consenso elettorale, con i secondi priverebbe il movimento (che pur inizialmente si era proposto come “terza gamba” della maggioranza) della propria ragione sociale. L’intesa con l’Udc ne viene da sé, ma si intuisce chiaramente come sia un fatto contingente e non strategico.

Al di là dei tatticismi politici, la vera questione da prendere per le corna da parte del gruppo dirigente di Futuro e Libertà è quella identitaria. Cos’è il nuovo partito finiano? Quale spazio occupa nell’arco politico italiano? Quali sono i temi su cui si incardina la sua azione politica?
Fini deve dire al Paese, con i fatti e al netto di dichiarazioni d’intenti, non tanto se l’elettore barrerà il simbolo di una formazione di destra, perché, al di là di polemiche strumentali, Fli lo è e rimarrà tale. Quanto piuttosto qual è il tipo di destra che ha in mente il Presidente della Camera, in cosa si distingue da quella del Cavaliere, se è una destra liberal-libertaria piuttosto che legalista, tradizionalista oppure innovatrice. Conscio che una somma di specificità, se prive di sintesi e di guida politica, ha poco futuro. Se l’antiberlusconismo dovesse continuare a caratterizzarsi come il principale motore dei futuristi, la caduta del Cav., prossima non fosse altro che per ragioni anagrafiche, porterebbe con sé anche i rivali.

Vai poi a raccontare agli elettori che il problema non era Berlusconi, ma “una destra moderna ed europea”.

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